chi sono?


Io? Non lo so assolutamente. Una persona molto singolare, una persona che invece di parlare scrive. Una persona che troppe volte non parla. Una persona che troppe volte sta bene solo quando scrive. Una persona da sempre commossa dalla sensibilità degli animali e da ciò che di buono possono trasmettere agli umani. Una persona che vorrebbe dedicare la vita a questo.

cos'è questo blog?

E’ un blog anomalo. In realtà un’antologia, molto più che un diario. Un blog che parla di umani e di animali, e del rapporto che c’è tra loro. Un blog che raccoglie gli incontri che gli uomini hanno avuto con gli animali nella letteratura, nella musica, nella poesia, nelle immagini, nei film. Un blog che, in piccolissima parte, raccoglie anche le storie scritte da me. Ogni suggerimento, ogni commento e ogni critica sono graditissimi!

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Utente: Merly


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“Tu vedi questo cane. Era soltanto ieri e io meditavo dimentica della sua presenza accanto a me finchè pensieri su pensieri mi portarono a lacrime su lacrime; quando dal cuscino su cui giacevo, le guance bagnate di pianto, una testina ricciuta come quella d’un fauno sorse dal nulla accanto al mio viso, due occhi grandi d’oro chiaro interrogarono i miei, un orecchio morbido mi accarezzò sulle guance a tergere il mio pianto. sgranai gli occhi al momento, come qualche abitante d’Arcadia, stupito dal dio caprino nei boschi al crepuscolo, ma come quella visione di riccioli mi venne più accanto ad asciugarmi le lacrime, riconobbi Flush, e superai sorpresa e tristezza, ringraziando il dio Pan che, dalle piccole creature, conduce alle altezze d’amore.” Elizabeth Barrett Browning, “Flush or Faunus”

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(venerdì, 26 giugno 2009, 14:08)

IL GATTO VIAGGIATORE


Una volta, sul treno che va da Roma a Bologna, salì un gatto. Di gatti in treno se ne sono sempre visti, per lo più dentro un cestino, oppure dentro uno scatolone con qualche buco per respirare. Si sono visti in treno perfino dei gatti randagi, gatti di nessuno, capitati per caso a caccia di topi in un vagone abbandonato. Ma questo qui di cui parliamo era un gatto viaggiatore e viaggiava per conto proprio.
Aveva una borsa nera sotto il braccio, come un avvocato, però non era un avvocato, era un gatto. Aveva gli occhiali come un ragioniere miope, però non era un ragioniere e ci vedeva benissimo. Aveva il soprabito e il cappello come un elegantone, ma non era un elegantone, era un gatto.
Entrò in uno scompartimento di prima classe, adocchiò un posto libero vicino al finestrino e si accomodò. Nello scompartimento c'erano già tre persone, una signora che andava ad Arezzo a trovare una sorella, un commendatore che andava a Bologna per affari e un giovanotto che andava non si sa dove. L'ingresso del gatto destò qualche commento:
La signora disse:
-Che bel micio. Muci, muci, muci... Viaggi tutto solo, come un ometto, eh?
Il commendatore disse:
- Speriamo che non abbia le pulci.
- Ma non vede com'è pulito? - fece la signora.
- Speriamo che... insomma, cara lei, io sono allergico ai gatti. Speriamo che non mi attacchi il raffreddore.
- Ma non ce l'ha, il raffreddore, come fa ad attaccarglielo?
- A me, me lo attaccano tutti, signora bella, me lo attaccano anche quelli che non ce l'hanno.
- Muti muti muti... Sei venuto avanti a tenere il posto alla tua padrona, eh?
- Miao!
- Che bella vocina. Chissà cos'avrà detto. Parlò per la prima volta quel giovanotto:
- Ha detto che non ha padroni, è un gatto libero e sovrano.
- Che interessante!
- Diciamo un gatto randagio, allora, - osservò sospettoso il commendatore, - speriamo che non mi attacchi il morbillo.
- Il morbillo? - esclamò la signora. - Ma il morbillo i gatti non ce l'hanno e poi è una malattia che si fa da bambini.
- Cara lei, io da bambino non l'ho fatto. Lo sa che è più pericoloso se si fa da grandi?
Il treno partì e dopo un po' passò il controllore.
- Biglietti, signori.
La signora aprì la borsetta:
- Uh, il biglietto, chi sa dove l'avrò messo... Aspetti, aspetti dovrei avercelo qui... Ah, si, meno male.
- Grazie, signora. E il biglietto del gatto?
- Ma non è mica mio il gatto.
- È suo, signore?
- Ci mancherebbe, - sbottò il commendatore. - Io i gatti non li posso soffrire. Mi fanno aumentare la pressione.
- Guardi che non è nemmeno mio, - disse il giovanotto. - È un gatto che viaggia per conto proprio.
- Ma un biglietto lo deve avere.
- Non lo svegli, che dorme... È cosi grazioso, guardi che musetto.
- Musetto o no, il biglietto glielo devo forare.
- Muci muci muci, - faceva la signora, - micino micino... su, da bravo, guarda chi c'è...
- Ma non ce l'ha, il raffreddore, come fa ad attaccarglielo?
- A me, me lo attaccano tutti, signora bella, me lo attaccano anche quelli che non ce l'hanno.
- Muti muti muti... Sei venuto avanti a tenere il posto alla tua padrona, eh?
- Miao!
- Che bella vocina. Chissà cos'avrà detto. Parlò per la prima volta quel giovanotto:
- Ha detto che non ha padroni, è un gatto libero e sovrano.
- Che interessante!
- Diciamo un gatto randagio, allora, - osservò sospettoso il commendatore, - speriamo che non mi attacchi il morbillo.
- Il morbillo? - esclamò la signora. - Ma il morbillo i gatti non ce l'hanno e poi è una malattia che si fa da bambini.
- Cara lei, io da bambino non l'ho fatto. Lo sa che è più pericoloso se si fa da grandi?
Il treno partì e dopo un po' passò il controllore.
- Biglietti, signori.
La signora aprì la borsetta:
- Uh, il biglietto, chi sa dove l'avrò messo... Aspetti, aspetti dovrei avercelo qui... Ah, si, meno male.
- Grazie, signora. E il biglietto del gatto?
- Ma non è mica mio il gatto.
- È suo, signore?
- Ci mancherebbe, - sbottò il commendatore. - Io i gatti non li posso soffrire. Mi fanno aumentare la pressione.
- Guardi che non è nemmeno mio, - disse il giovanotto. - È un gatto che viaggia per conto proprio.
- Ma un biglietto lo deve avere.
- Non lo svegli, che dorme... È cosi grazioso, guardi che musetto.
- Musetto o no, il biglietto glielo devo forare.
- Muci muti muti, - faceva la signora, - micino micino... su, da bravo, guarda chi c'è...Il gatto apri un occhio dopo l'altro e miagolò: -Miao miao.
- E protesta pure! - criticò il commendatore. - Roba da matti. Perché non viaggia in vagone letto, dico io...
- Ma non ha protestato, - spiegò quel giovanotto. - Ha detto: chiedo scusa, mi ero assopito...
- Assopito, eh?
- Già, sembra che gli piacciano le parole scelte.
- Miao miao - fece di nuovo il gatto.
- E adesso che cos'ha detto? - domandò la signora.
- Ha detto: prego, ecco il mio biglietto - tradusse il giovanotto.
- Lo controlli bene, lei, - disse il commendatore al ferroviere, - c'è gente che viaggia in prima col biglietto di seconda.
- Il biglietto è regolare, signore.
- Miao, miao, miao, - miagolò il gatto, energicamente.
- Dice, - spiegò quel giovanotto, - che dovrebbe offendersi per le sue insinuazioni, ma la rispetta in grazia dei suoi capelli bianchi.
- Capelli bianchi? Ma se sono calvo!
- Miao miao.
- Dice che lo ha visto, che è calvo, ma che se avesse i capelli sarebbero bianchi.
La signora sospirò:
- Com'è bravo, lei, a capire la lingua dei gatti. Come fa?
- È facile, basta fare molta attenzione.
- Miao? Miao?
- Ma quanto chiacchiera, questo gatto, - borbottò il commendatore. - Non sta zitto un momento.
- Cos'ha detto? Cos'ha detto? - domandò la signora al giovanotto.
- Ha chiesto se la disturba il fumo.
- Ma no, micino, ma neanche per sogno... Uh, guardi mi offre una sigaretta... Come accende bene! Pare vero! Volevo dire, pare proprio un fumatore.
- Ma non ce l'ha, il raffreddore, come fa ad attaccarglielo?
- A me, me lo attaccano tutti, signora bella, me lo attaccano anche quelli che non ce l'hanno.
- Muti muti muti... Sei venuto avanti a tenere il posto alla tua padrona, eh?
- Miao!
- Che bella vocina. Chissà cos'avrà detto. Parlò per la prima volta quel giovanotto:
- Ha detto che non ha padroni, è un gatto libero e sovrano.
- Che interessante!
- Diciamo un gatto randagio, allora, - osservò sospettoso il commendatore, - speriamo che non mi attacchi il morbillo.
- Il morbillo? - esclamò la signora. - Ma il morbillo i gatti non ce l'hanno e poi è una malattia che si fa da bambini.
- Cara lei, io da bambino non l'ho fatto. Lo sa che è più pericoloso se si fa da grandi?
Il treno partì e dopo un po' passò il controllore.
- Biglietti, signori.
La signora aprì la borsetta:
- Uh, il biglietto, chi sa dove l'avrò messo... Aspetti, aspetti dovrei avercelo qui... Ah, si, meno male.
- Grazie, signora. E il biglietto del gatto?
- Ma non è mica mio il gatto.
- È suo, signore?
- Ci mancherebbe, - sbottò il commendatore. - Io i gatti non li posso soffrire. Mi fanno aumentare la pressione.
- Guardi che non è nemmeno mio, - disse il giovanotto. - È un gatto che viaggia per conto proprio.
- Ma un biglietto lo deve avere.
- Non lo svegli, che dorme... È cosi grazioso, guardi che musetto.
- Musetto o no, il biglietto glielo devo forare.
- Muci muti muti, - faceva la signora, - micino micino... su, da bravo, guarda chi c'è...Il gatto apri un occhio dopo l'altro e miagolò: -Miao miao.
- E protesta pure! - criticò il commendatore. - Roba da matti. Perché non viaggia in vagone letto, dico io...
- Ma non ha protestato, - spiegò quel giovanotto. - Ha detto: chiedo scusa, mi ero assopito...
- Assopito, eh?
- Già, sembra che gli piacciano le parole scelte.
- Miao miao - fece di nuovo il gatto.
- E adesso che cos'ha detto? - domandò la signora.
- Ha detto: prego, ecco il mio biglietto - tradusse il giovanotto.
- Lo controlli bene, lei, - disse il commendatore al ferroviere, - c'è gente che viaggia in prima col biglietto di seconda.
- Il biglietto è regolare, signore.
- Miao, miao, miao, - miagolò il gatto, energicamente.
- Dice, - spiegò quel giovanotto, - che dovrebbe offendersi per le sue insinuazioni, ma la rispetta in grazia dei suoi capelli bianchi.
- Capelli bianchi? Ma se sono calvo!
- Miao miao.
- Dice che lo ha visto, che è calvo, ma che se avesse i capelli sarebbero bianchi.
La signora sospirò:
- Com'è bravo, lei, a capire la lingua dei gatti. Come fa?
- È facile, basta fare molta attenzione.
- Miao? Miao?
- Ma quanto chiacchiera, questo gatto, - borbottò il commendatore. - Non sta zitto un momento.
- Cos'ha detto? Cos'ha detto? - domandò la signora al giovanotto.
- Ha chiesto se la disturba il fumo.
- Ma no, micino, ma neanche per sogno... Uh, guardi mi offre una sigaretta... Come accende bene! Pare vero! Volevo dire, pare proprio un fumatore.- Ma se fuma è un fumatore, no? - gracchiò il commendatore. - Cosa vorrebbe che fosse, un cacciatore di leoni?
- Miao miao.
-Ha detto: bella giornata. Ieri però non era cosi bella. Speriamo che domani sia bello come oggi. Vanno lontano lor signori? Io vado a Venezia per motivi di famiglia.

Primo finale
Si scopre che "quel giovanotto" è un ventriloquo, prestigiatore e illusionista: ha fatto tutto lui.

Secondo finale
Si scopre che il gatto non è un vero gatto, ma un robot-gatto: un giocattolo di lusso, che verrà messo in vendita il prossimo Natale.

Terzo finale
Non esiste ancora. Però sarebbe bello che un giorno si potesse davvero parlare con gli animali. Se non con tutti, almeno con i gatti.
Gianni Rodari


(martedì, 16 giugno 2009, 22:14)

Per i cavalli noi umani possiamo essere l'inferno...
...o il paradiso.

E' così terribile scegliere la seconda possibilità?

by Merly
[video, cavalli] hai dei commenti (1)?

(martedì, 16 giugno 2009, 21:51)

LA CREAZIONE DEGLI ANIMALI
(leggenda indiana)



C'era una volta Napi, che era l'aiutante del Sole: il Sole riscaldava la Terra mentre Napi faceva tutti i lavori di manutenzione. Un giorno Napi aveva terminato presto i suoi lavori, e dato che non era abituato a tenere le mani ferme, prese un blocco di argilla e cominciò a modellare con un blocco di argilla...

Una dopo l'altra fece le figurine di tutti gli animali della Terra. Era molto soddisfatto del suo lavoro: soffiò sopra ogni figurina, dando a ciascun animale un nome e un luogo da popolare sulla Terra.
Era rimasto un piccolo blocchetto di argilla. Napi lo pasticciò un po', poi fece un'altra figurina e disse: Ti chiamerai uomo, ed abiterai tra i lupi. Napi tornò al suo lavoro, ma un giorno arrivarono gli animali a protestare: il bisonte non riusciva a vivere in montagna perché era troppo ripida, le capre della prateria non amavano vivere nell'acqua, la tigre non si adattava vicino al mare e così via. Allora Napi ridiede a tutti nuove abitazioni, e questa volta furono tutti soddisfatti. Tutti, tranne l'uomo, che vaga dappertutto per trovare un luogo che lo soddisfi.

 



(martedì, 16 giugno 2009, 21:45)

LA LEGGENDA DELLA LUNA PIENA

(leggenda indiana)



In una calda notte di luglio di tanto tempo fa un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava a più non posso.

In cielo splendeva una sottile falce di luna che ogni tanto giocava a nascondersi dietro soffici trine di nuvole, o danzava tra esse, armoniosa e lieve.

Gli ululati del lupo erano lunghi, ripetuti, disperati. In breve arrivarono fino all’argentea regina della notte che, alquanto infastidita da tutto quel baccano, gli chiese:

- Cos’hai da urlare tanto? Perché non la smetti almeno per un po’?-

- Ho perso uno dei miei figli, il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata. Sono disperato… aiutami! - rispose il lupo.

La luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi. E si gonfio, si gonfiò, si gonfiò, fino a diventare una grossa, luminosissima palla.

- Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto - disse, dolcemente partecipe, al lupo in pena.

Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Con un gran balzo il padre afferrò il figlio, lo strinse forte forte a sé e, felice ed emozionato, ma non senza aver mille e mille volte ringraziato la luna. Poi sparì tra il folto della vegetazione.

Per premiare la bontà della luna, le fate dei boschi le fecero un bellissimo regalo: ogni trenta giorni può ridiventare tonda, grossa, luminosa, e i cuccioli del mondo intero, alzando nella notte gli occhi al cielo, possono ammirarla in tutto il suo splendore.

I lupi lo sanno… E ululano festosi alla luna piena.


by Merly
[miti e leggende, lupi] hai dei commenti ?

(giovedì, 21 maggio 2009, 14:36)

LA FELICITA' DEI CAVALLI

 


by Merly
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