chi sono?
Io? Non lo so assolutamente. Una persona molto singolare, una persona che invece di parlare scrive. Una persona che troppe volte non parla. Una persona che troppe volte sta bene solo quando scrive. Una persona da sempre commossa dalla sensibilità degli animali e da ciò che di buono possono trasmettere agli umani. Una persona che vorrebbe dedicare la vita a questo.
cos'è questo blog?
E’ un blog anomalo. In realtà un’antologia, molto più che un diario. Un blog che parla di umani e di animali, e del rapporto che c’è tra loro. Un blog che raccoglie gli incontri che gli uomini hanno avuto con gli animali nella letteratura, nella musica, nella poesia, nelle immagini, nei film. Un blog che, in piccolissima parte, raccoglie anche le storie scritte da me. Ogni suggerimento, ogni commento e ogni critica sono graditissimi!
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DAll'IMMENSO PRATO VERDEAZZURRO (di Maura Prestipino Cesarj)
Ciao, volevo parlare della mia ultimissima lettura...
A dire la verità nuda e cruda sono un po' di parte: conosco l'autrice di questo libro, è una persona favolosa che scrive davvero benissimo (magari scrivessi io così) e che ha avuto da poco l'opportunità di pubblicare i suoi primi due libri.
Uno dei due, "Dall'immenso prato verdeazzurro" parla solo del rapporto tra lei e gli animali che nel corso della vita ha incontrato lungo la sua strada. Maura ha il dono della sintesi, che a me manca. In una frase scrive ciò che io scriverei in una pagina. I suoi, dunque, sono mini-racconti. Due paginette ciascuno, che ti lasciano da pensare per un giorno intero. Sono molto semplici le vicende che lei racconta, ma tutte molto, molto profonde.
Il libro parte dalle esperienze che Maura ha fatto da bambina, nella Sicilia di un po' di anni fa. Parla del gatto, del cane, dell'asinello degli amichetti così come parla delle farfalline o delle lucertole o perfino (quasi ridevo) della bavosa. Già da bambina non fa distinzioni tra il cane e il gatto di casa e il topino intrufolatosi nella classe. Da' amore a tutti, ricevendo sempre qualcosa in cambio. Dimostrando che cani e gatti non sono "diversi" dagli animali che abitualmente mangiamo, uccidiamo o ignoriamo. Con la sua pazienza innata Maura, con il suo modo di vedere il mondo senza preconcetti e dando valore alle cose piccole e semplici e alle piccole e semplici creature, instaurerà rapporti profondi anche con gli animaletti più insoliti; e di racconto in racconto, si vede maturare dentro di lei quella che è una vera e propria cosciernza animalista, che non fa MAI distinzioni tra animali e animali.
Gli ultimi racconti, però, sono "inventati"... insomma, sono storie comuni, che succedono e potrebbero succedere e riassumono la vita e le sofferenze di molti animali.
Maura è riuscita a coronare finalmente il sogno di vedere il suo libro pubblicato (anche se come potete capire l'argomento non è proprio il più gettonato tra le case editrici) grazie ad Internet.
Il suo libro, piccolino ma come vi dicevo molto profondo può essere acquistato tramite il sito www.ilmiolibro.it .
Basta cercare: "Dall'immenso prato verdeazzurro" di Maura Prestipino Cesarj.
Ecco solo un piccolissimo assaggio... il titolo del racconto è "IL CONSULENTE"
"Ogni officina che si rispetti ha in dotazione, oltre ai macchinari, gli utensili e il classico calendario con foto di ragazze seminude, uno o due cani.
Rigorosamente meticci, dal pelo di colore indefinibile come la razza originaria, pelo spesso chiazzato di grasso o di vernice, stanno di solito sulla porta, col naso al vento, gli occhi semichiusi, e osservano il viavai come se fossero loro i veri padroni.
Fanno le feste ai clienti abituali che frequentano l’officina, che non mancano mai portare un bell’osso o qualche altra leccornia. Loro accettano questi omaggi come dovuti, poi si ritirano nel loro cantuccio a godere di quel momento tutto per loro. Qui e adesso…
Totuccio era un bravo carrozziere; la sua officina era sempre piena di macchine ammaccate, soprattutto di macchine sportive reduci da gare in salita e rally, con attaccati ai parafanghi semidistrutte le piante e i rami trascinati durante la corsa.
Totuccio aveva un cane fulvo, con buona probabilità tra i suoi antenati c’erano stati almeno un chow chow e un pastore scozzese, camminava tra le macchine con l’andatura un po’ rigida da cane artritico o semplicemente annoiato. Non aveva un nome, Totuccio lo chiamava con un “Ehitù” oppure “Attìa”, che in siciliano vuol dire “Dico a te”, e forse il cane aveva memorizzato questi due richiami come fossero dei nomi.
Quando Totuccio lavorava alle carrozzerie delle macchine, il cane si sedeva accanto a lui e lo guardava con attenzione.
Totuccio gli parlava spesso. Mentre lavorava, lo sentivo raccontargli i suoi problemi. Il cane lo osservava, attento, girando un po’ di lato la testa, come fanno i cani quando ascoltano davvero. Totuccio gli parlava, e lui accanto lo ascoltava.
- E allora, guarda che bell’ammaccatura, qua ci vuole tutto il pezzo nuovo, che ne dici?
- …
- Infatti, è quello che dici io, il picciotto però ha pochi soldi, per stavolta gliel’aggiustiamo alla bell’e meglio, mischino, se no gli viene a costare troppo, che ne dici?
- …
- Siamo sempre d’accordo noi due. Tiè, mangia questi croccantini.
Il cane a questo punto si alzava, assieme al padrone, e andava ubbidiente a mangiare la sua razione.
Ecco perché i clienti di Totuccio chiamavano il suo cane “il Consulente”.
Tanti anni dopo ripassai dall’officina. Era chiusa, al suo posto c’era un punto scommesse. Che tristezza. Il fioraio vicino, invece, c’era sempre. A lui mi rivolsi, volevo sapere che fine aveva fatto Totuccio e la sua officina.
Si era ammalato gravemente, ed era morto. Del Consulente nessuna notizia, ma il fioraio mi disse che il suo padrone se l’era portato a casa, e che sicuramente quel cane era rimasto con lui fino alla fine, a fargli compagnia anche nel dolore. Tanti anni sono passati…
Ma io penso sapere dove sono adesso Totuccio e io suo “Consulente”. Riparano sempre qualcosa, ma di altro genere. E sono insieme, per sempre, e i loro occhi, adesso più che mai simili nella loro interna luce, si guardano ancora.
- E allora, gliela ripariamo questa coda alla cometa?
- Magari ci metterei un rinforzo alla fine, con tutti i miliardi di chilometri che dovrà percorrere…
- Bravo, saremo sempre d’accordo noi due."
STELLA CADENTE
E’ passato quasi un anno. Sì… ed è quasi un anno che non ti parlo. Avevo paura, vergogna sai… per il modo in cui te ne sei andato. E per le ultime parole che ti ho detto. Ma purtroppo quello che dicono tutti sul tempo che sistema le cose è vero… ed ora, finalmente me la sento di parlarti. E di dirti… innanzi tutto… che quelle due parole non le ho mai pensate, Mos. Mai. Ero solo molto spaventata per te…
Ho molte altre cose da dirti. Ci sono stati, e ci saranno, molti animali che vedrò nella mia vita, molti animali che faranno con me un pezzo più o meno lungo di strada. Molte persone vedranno questi animali vicini a me. Ma nessuno sarà mai, nessuno rappresenterà mai, per me o per tutti gli altri, quello che hai rappresentato tu…
Ora… ora che non ci sei, che sei in un posto che non posso vedere, probabilmente sai molte più cose di me. Credo che tu ora sappia cosa sono le stelle cadenti, e cosa proviamo noi umani quando le vediamo. Vero? Forse stiamo fissando il cielo per caso e non te lo aspetti…ed ecco un bellissimo bagliore, una riga di luce, più o meno curva, che passa veloce, velocissima, ruba con prepotenza lo sguardo di chiunque, i più fortunati riescono a malapena ad esprimere un desiderio, e poi sparisce. Nel nulla. E tutto è buio come prima. Ma è anche tutto molto diverso. Perché quella luce ce l’hai dentro al cuore. Un umano che vede una stella cadente, dopo essere riuscito a scorgerla, è diverso. Può essere che pensi: “C’era? L’ho vista sul serio???” e che il più delle volte scrutando dentro di sé concluda: “C’era, c’era, l’ho vista.”. Ti stravolge la serata, e ogni giornata, anche la più noiosa, è resa speciale da una stella cadente. Nessun umano resta indifferente ad una stella cadente. Poche frazioni di secondo, che ti stravolgono piacevolmente, ti danno una forte emozione e ti regalano un luminoso ricordo, e forse un desiderio, prima di sparire nel buio.
Tu, piccolino, sei stato la mia stella cadente. Tutti quelli che ti hanno visto o che hanno sentito parlare di te… è come se avessero visto una stella cadente. E il tuo passaggio quaggiù è stato breve come quello di una stella cadente. Ma proprio come una stella cadente hai lasciato il segno,la tua luce, per sempre. Nel mio cuore, e nel cuore di molte altre persone. E proprio come una stella cadente ti stravolge una giornata in poche frazioni di secondo, tu cucciolo mio in pochi mesi mi hai stravolto l’esistenza, in meglio. Ti sono bastati questi pochi mesi… per prendere la mia vita e farne quello che volevi, e sono estremamente contenta che sia stata in mano tua. Non potevo sperare in una stella cadente migliore…
Tu eri tanto diverso da me e da Akela. Diversissimo… tu eri così luminoso, così felice, non trovo le parole per descrivere la tua voglia di vivere…ti ho sgridato troppo, Moscardo. Me ne pento, credevo che dovessi obbedirmi come un cagnolino e non capivo che la tua irruenza, la tua vivacità, fossero soltanto il modo più naturale che avevi per esprimere la tua immensa e grandiosa voglia di vivere… io ho sempre pensato che sia stato tu a voler venire da noi. Ne sono sicura, riuscivi a comandare tutto e tutti. Chi lo sa, magari hai pensato: “Andiamo a portare un sorriso a questi due musi lunghi!!!”. Felicità, corse in giardino, voglia di vivere… me li hai regalati, Moscardo? Davvero me li hai regalati, come dice la poesia che ho trovato su un foglio poco tempo fa?
Non ti ho reso onore, Mos. Non ho reso onore ai tuoi splendidi regali, durante quest’anno. Ma cercherò di fare diversamente, da ora in poi… cercherò di ritrovarti nei tuoi giochi, nei luoghi in cui sei stato felice. Cercherò di pensare un po’ di più alla tua vita e un po’ di meno alla tua morte… così, davvero, potremo vivere di nuovo insieme… tutti insieme. Perché da quando ti ho conosciuto, piccolino, mi hai ammaliato a tal modo che non passerò mai più un giorno della mia vita senza essere circondata da qualche creatura appartenente al Popolo Dai Mille Nemici.
E poi… lo sanno tutti… le stelle cadenti… non cadono. Non spariscono nel nulla. Sono meteoriti che passano veloci, e fortunato chi riesce a guardarli. Ma non svaniscono. Continuano il loro viaggio senza che possiamo vederli e… chi lo sa, forse si faranno vedere da qualcun altro, dall’altra parte del mondo. O forse, prima o poi, torneranno da noi…e potremo vederli ancora e per più tempo. Forse per sempre…
Buon viaggio Moscardo. Grazie per essere passato da me.
MALEDETTO GATTO (Mogol-Battisti)

Elegante, contenuto, un pò ironico, garbato.
Misterioso, interessato, imbroglione, subdolo, matto.
Maledetto di un gatto, maledetto di un gatto!
Indifeso ma per gioco. Dolce caro sempre amico.
Un poeta ma per poco, giusto per un platonico ricatto.
Maledetto di un gatto, maledetto di un gatto!
Giovane mio amore, quanto ingenua non lo so,
ti vorrei avvisare, ma far questo non si può...
Paternalista a questo punto, non divento proprio no! Potresti ridere!
Tu disturbi? Vuoi scherzare?
E' un grandissimo piacere. Puoi unirti a noi a mangiare.
Un intruso, ma chi l'ha mai detto.
Maledetto di un gatto, maledetto di un gatto!
Abbiam tempo per star soli: solo un whisky forza sali!
Ma tutt'altro ci consoli. Bravo è vero andarsene è brutto.
Maledetto di un gatto, maledetto di un gatto!
Giovane mio amore, quanto ingenua non lo so,
ti vorrei avvisare, ma far questo non si può..
Paternalista a questo punto, non divento proprio no! Potresti ridere!
Quindi maledetto gatto, tu continui a far le fusa,
se per caso lei fosse confusa, riuscirai a mangiarmi nel piatto!
Maledetto di un gatto, maledetto di un gatto!
GRAZIE MILLE A LUIGI PER IL TESTO!