chi sono?


Io? Non lo so assolutamente. Una persona molto singolare, una persona che invece di parlare scrive. Una persona che troppe volte non parla. Una persona che troppe volte sta bene solo quando scrive. Una persona da sempre commossa dalla sensibilità degli animali e da ciò che di buono possono trasmettere agli umani. Una persona che vorrebbe dedicare la vita a questo.

cos'è questo blog?

E’ un blog anomalo. In realtà un’antologia, molto più che un diario. Un blog che parla di umani e di animali, e del rapporto che c’è tra loro. Un blog che raccoglie gli incontri che gli uomini hanno avuto con gli animali nella letteratura, nella musica, nella poesia, nelle immagini, nei film. Un blog che, in piccolissima parte, raccoglie anche le storie scritte da me. Ogni suggerimento, ogni commento e ogni critica sono graditissimi!

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Utente: Merly


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Le altezze dell'amore

“Tu vedi questo cane. Era soltanto ieri e io meditavo dimentica della sua presenza accanto a me finchè pensieri su pensieri mi portarono a lacrime su lacrime; quando dal cuscino su cui giacevo, le guance bagnate di pianto, una testina ricciuta come quella d’un fauno sorse dal nulla accanto al mio viso, due occhi grandi d’oro chiaro interrogarono i miei, un orecchio morbido mi accarezzò sulle guance a tergere il mio pianto. sgranai gli occhi al momento, come qualche abitante d’Arcadia, stupito dal dio caprino nei boschi al crepuscolo, ma come quella visione di riccioli mi venne più accanto ad asciugarmi le lacrime, riconobbi Flush, e superai sorpresa e tristezza, ringraziando il dio Pan che, dalle piccole creature, conduce alle altezze d’amore.” Elizabeth Barrett Browning, “Flush or Faunus”

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Crediti

[layout]Ela
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[brushes]Magurno
[image]google

(lunedì, 17 agosto 2009, 18:59)

Immaginate che un giorno, mentre siete a pranzo con i vostri cari, bussino alla porta di casa. Vi alzate da tavola, andate ad aprire e con grande sorpresa vedete comparire davanti a voi qualcuno che, dall'aspetto, appare completamente diverso da voi, per razza e provenienza. Un extracomunitario, ad esempio. Non ha l'aria aggressiva e non parla, piuttosto sembra affamato e indifeso. Come vi comportate? Prima di rispondere, leggete quanto segue.
 

Un amico veterinario, mesi fa, davanti ad una tazza di caffé, mi aveva raccontato una sorta di leggenda metropolitana: a suo dire, in un allevamento di trottatori, sull'Appennino bolognese, un cerbiatto era stato adottato da un branco di cavalli al pascolo. Pare che l'animale, molto giovane e con ogni probabilità rimasto orfano, un giorno si fosse avvicinato al recinto del paddock, lo avesse scavalcato con un balzo, ed avesse cominciato a brucare l'erbetta, osservato con circospezione dai legittimi ospiti del prato. In men che non si dica, la curiosità aveva spinto i cavalli ad avvicinarsi, ad annusare il cerbiatto, insomma a fare amicizia. Da quel giorno, e per tutta l'estate, il cerbiatto aveva vissuto nel paddock insieme ai suoi nuovi amici.

Addirittura, pare che si fosse talmente ambientato da non essere spaventato dalla presenza degli umani, ossia i proprietari dell'allevamento. I quali, ovviamente, si guardavano bene dal disturbarlo, con l'eccezione di qualche passante che, incuriosito dall'insolita scena, scendeva dalla macchina cercando di avvicinarsi all'eterogeneo gruppo. Ma, in quel caso, prontamente i cavalli formavano un circolo intorno al giovane cervo, proteggendolo dagli sguardi estranei ed anche da eventuali pericoli.
 

La storia era troppo bella per essere vera, così, uscendo dal giornale, un giorno decisi di andare a verificare di persona. Naturalmente, giunto sul posto, trovai tanti cavalli al pascolo - che mi guardavano come dire “embé?” - ma del cerbiatto neanche l'ombra. Interrogai i proprietari dell'allevamento, che mi confermarono la storia, aggiungendo il particolare che, da quando era cominciata la stagione della caccia, il “bambi” ippofilo era scomparso. Dentro di me pensai che o il cerbiatto era finito sul piatto di qualche cacciatore, oppure il veterinario amico mio e gli allevatori si erano messi d'accordo per prendermi in giro, inventandosi una specie di Loch Ness all'emiliana.
 

Passa un anno. Ormai completamente dimentico di tutta la vicenda, mi ritrovo per caso in auto da quelle parti. Alla fine di una curva cieca, sulla sinistra, vedo con la coda dell'occhio un branco di cavalli in un paddock. Mi fermo sul ciglio della strada urlando “eccolo!”. In mezzo ai trottatori, bellissimo ed elegante quanto loro, un cerbiatto.
Tornando all'estraneo che bussa alla porta, ora potete rispondere. La morale di questa storia è che, come sempre, gli animali, in questo caso i cavalli, sono migliori degli uomini e sono capaci di accogliere tra loro anche gli “extracomunitari” a quattro zampe. Qualcuno potrebbe osservare, facendo il paragone con un certo tipo di immigrati, che se nel paddock, al posto del cerbiatto, fosse entrato un leone inferocito le cose sarebbero andate diversamente. È vero.
Ma non tutti gli animali sono belve feroci, né tutti gli extracomunitari sono ladri, assassini o stupratori. E soprattutto, purtroppo, gli uomini non sono cavalli.
 

Uberto Martinelli (da Cavallo Magazine)


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