chi sono?


Io? Non lo so assolutamente. Una persona molto singolare, una persona che invece di parlare scrive. Una persona che troppe volte non parla. Una persona che troppe volte sta bene solo quando scrive. Una persona da sempre commossa dalla sensibilità degli animali e da ciò che di buono possono trasmettere agli umani. Una persona che vorrebbe dedicare la vita a questo.

cos'è questo blog?

E’ un blog anomalo. In realtà un’antologia, molto più che un diario. Un blog che parla di umani e di animali, e del rapporto che c’è tra loro. Un blog che raccoglie gli incontri che gli uomini hanno avuto con gli animali nella letteratura, nella musica, nella poesia, nelle immagini, nei film. Un blog che, in piccolissima parte, raccoglie anche le storie scritte da me. Ogni suggerimento, ogni commento e ogni critica sono graditissimi!

about blog

Utente: Merly


categorie

albatros
anatre
animali famosi
animali in generale
aquile
asini
assioli
balene
bambini&animali
bambinieanimali
bovini
calabroni
cani
canzoni
capinere
capre
cardellini
cavalli
cervi
cicale
circo
citazioni
cocoriti
combattimenti
conigli
corrida
corvi
delfini
dioeanimali
elefanti
farfalle
felini
film
fotografia
gabbiani
gatti
gufi
il ponte
immagini e parole
insetti
introduzione
leoni
libri su animali
lucciole
lucertole
lupi
miti e leggende
oche
omaggi
pantere
pappagalli
passeri
pecore e agnelli
pesci
pettirossi
piccioni
poesie
pulcini
racconti dautore sugli agnelli
racconti dautore sugli animali
racconti dautore sugli asini
racconti dautore sugli elefanti
racconti dautore sugli uccelli
racconti dautore sui cani
racconti dautore sui cavalli
racconti dautore sui gatti
racconti dautore sui lupi
racconti dautore sulle balene
ragni
rane e rospi
ricci
rondini
scriccioli
storie sugli uccelli
storie sui cani
storie sui cavalli
storie sui conigli
storie sui gatti
storie vere
tentativi di riflessione
topi
tori
uccelli
usignoli
video
volpi
zoo

follow me



Archivio

oggi
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
marzo 2009
febbraio 2009
novembre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007

Ultimi Commenti

sorgentediluce in Il cavallo bianco (d...

Links

blografando
IL BLOG DEI MIEI CUCCIOLI
il blog di Elaela
Il blog di Laura
Il forum di Laura
IL MIO BLOG
IL MIO BLOG SUI CAVALLI!!!
Il sentiero del lupo
Il sito di Maura
Il sito di Protty
il vecchio salice
piccolo Ponte dell'Arcobaleno virtale per i nostri amici
profondo blu
Sglaili-rà
www.ledyblu.splinder.com

visite

fino ad oggi sono cadute *loading* foglie!

Le altezze dell'amore

“Tu vedi questo cane. Era soltanto ieri e io meditavo dimentica della sua presenza accanto a me finchè pensieri su pensieri mi portarono a lacrime su lacrime; quando dal cuscino su cui giacevo, le guance bagnate di pianto, una testina ricciuta come quella d’un fauno sorse dal nulla accanto al mio viso, due occhi grandi d’oro chiaro interrogarono i miei, un orecchio morbido mi accarezzò sulle guance a tergere il mio pianto. sgranai gli occhi al momento, come qualche abitante d’Arcadia, stupito dal dio caprino nei boschi al crepuscolo, ma come quella visione di riccioli mi venne più accanto ad asciugarmi le lacrime, riconobbi Flush, e superai sorpresa e tristezza, ringraziando il dio Pan che, dalle piccole creature, conduce alle altezze d’amore.” Elizabeth Barrett Browning, “Flush or Faunus”

Banners


by Blografando&BW
GC&RV

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

adopt your own virtual pet!

by Blografando&AB Blografando, materiale per blog

Crediti

[layout]Ela
[for]LT-SL-GdS -FN-BRG
[brushes]Magurno
[image]google

(martedì, 16 settembre 2008, 11:35)

DAll'IMMENSO PRATO VERDEAZZURRO (di Maura Prestipino Cesarj)

Ciao, volevo parlare della mia ultimissima lettura...

A dire la verità nuda e cruda sono un po' di parte: conosco l'autrice di questo libro, è una persona favolosa che scrive davvero benissimo (magari scrivessi io così) e che ha avuto da poco l'opportunità di pubblicare i suoi primi due libri.

Uno dei due, "Dall'immenso prato verdeazzurro" parla solo del rapporto tra lei e gli animali che nel corso della vita ha incontrato lungo la sua strada. Maura ha il dono della sintesi, che a me manca. In una frase scrive ciò che io scriverei in una pagina. I suoi, dunque, sono mini-racconti. Due paginette ciascuno, che ti lasciano da pensare per un giorno intero. Sono molto semplici le vicende che lei racconta, ma tutte molto, molto profonde.

Il libro parte dalle esperienze che Maura ha fatto da bambina, nella Sicilia di un po' di anni fa. Parla del gatto, del cane, dell'asinello degli amichetti così come parla delle farfalline o delle lucertole o perfino (quasi ridevo) della bavosa. Già da bambina non fa distinzioni tra il cane e il gatto di casa e il topino intrufolatosi nella classe. Da' amore a tutti, ricevendo sempre qualcosa in cambio. Dimostrando che cani e gatti non sono "diversi" dagli animali che abitualmente mangiamo, uccidiamo o ignoriamo. Con la sua pazienza innata Maura, con il suo modo di vedere il mondo senza preconcetti e dando valore alle cose piccole e semplici e alle piccole e semplici creature, instaurerà rapporti profondi anche con gli animaletti più insoliti; e di racconto in racconto, si vede maturare dentro di lei quella che è una vera e propria cosciernza animalista, che non fa MAI distinzioni tra animali e animali.

Gli ultimi racconti, però, sono "inventati"... insomma, sono storie comuni, che succedono e potrebbero succedere e riassumono la vita e le sofferenze di molti animali.

Maura è riuscita a coronare finalmente il sogno di vedere il suo libro pubblicato (anche se come potete capire l'argomento non è proprio il più gettonato tra le case editrici) grazie ad Internet.

Il suo libro, piccolino ma come vi dicevo molto profondo può essere acquistato tramite il sito
www.ilmiolibro.it .
Basta cercare: "Dall'immenso prato verdeazzurro" di Maura Prestipino Cesarj.

Ecco solo un piccolissimo assaggio... il titolo del racconto è "IL CONSULENTE"

"Ogni officina che si rispetti ha in dotazione, oltre ai macchinari, gli utensili e il classico calendario con foto di ragazze seminude, uno o due cani.

Rigorosamente meticci, dal pelo di colore indefinibile come la razza originaria, pelo spesso chiazzato di grasso o di vernice, stanno di solito sulla porta, col naso al vento, gli occhi semichiusi, e osservano il viavai come se fossero loro i veri padroni.

Fanno le feste ai clienti abituali che frequentano l’officina, che non mancano mai portare un bell’osso o qualche altra leccornia. Loro accettano questi omaggi come dovuti, poi si ritirano nel loro cantuccio a godere di quel momento tutto per loro. Qui e adesso…

Totuccio era un bravo carrozziere; la sua officina era sempre piena di macchine ammaccate, soprattutto di macchine sportive reduci da gare in salita e rally, con attaccati ai parafanghi semidistrutte le piante e i rami trascinati durante la corsa.

Totuccio aveva un cane fulvo, con buona probabilità tra i suoi antenati c’erano stati almeno un chow chow e un pastore scozzese, camminava tra le macchine con l’andatura un po’ rigida da cane artritico o semplicemente annoiato. Non aveva un nome, Totuccio lo chiamava con un “Ehitù” oppure “Attìa”, che in siciliano vuol dire “Dico a te”, e forse il cane aveva memorizzato questi due richiami come fossero dei nomi.

Quando Totuccio lavorava alle carrozzerie delle macchine, il cane si sedeva accanto a lui e lo guardava con attenzione.

Totuccio gli parlava spesso. Mentre lavorava, lo sentivo raccontargli i suoi problemi. Il cane lo osservava, attento, girando un po’ di lato la testa, come fanno i cani quando ascoltano davvero. Totuccio gli parlava, e lui accanto lo ascoltava.

-         E allora, guarda che bell’ammaccatura, qua ci vuole tutto il pezzo nuovo, che ne dici?

-        

-         Infatti, è quello che dici io, il picciotto però ha pochi soldi, per stavolta gliel’aggiustiamo alla bell’e meglio, mischino, se no gli viene a costare troppo, che ne dici?

-        

-         Siamo sempre d’accordo noi due. Tiè, mangia questi croccantini.

Il cane a questo punto si alzava, assieme al padrone, e andava ubbidiente a mangiare la sua razione.

Ecco perché i clienti di Totuccio chiamavano il suo cane “il Consulente”.

 

Tanti anni dopo ripassai dall’officina. Era chiusa, al suo posto c’era un punto scommesse. Che tristezza. Il fioraio vicino, invece, c’era sempre. A lui mi rivolsi, volevo sapere che fine aveva fatto Totuccio e la sua officina.

Si era ammalato gravemente, ed era morto. Del Consulente nessuna notizia, ma il fioraio mi disse che il suo padrone se l’era portato a casa, e che sicuramente quel cane era rimasto con lui fino alla fine, a fargli compagnia anche nel dolore. Tanti anni sono passati…

Ma io penso sapere dove sono adesso Totuccio e io suo “Consulente”. Riparano sempre qualcosa, ma di altro genere. E sono insieme, per sempre, e i loro occhi, adesso più che mai simili nella loro interna luce, si guardano ancora.

-         E allora, gliela ripariamo questa coda alla cometa?

-         Magari ci metterei un rinforzo alla fine, con tutti i miliardi di chilometri che dovrà percorrere…

-         Bravo, saremo sempre d’accordo noi due."



(lunedì, 25 giugno 2007, 19:54)

"STORIA DI UNA GABBIANELLA E DEL GATTO CHE LE INSEGNO' A VOLARE" (L. Sepulveda)

gabbianella_01
   Si tratta di un libro per bambini, ma anche questo è davvero molto profondo.

   Nelle edizioni più recenti c’è una bellissima introduzione che parla di Zorba, il gatto di Sepulveda, esistito davvero.

   Da questo libro è stato tratto il cartone animato “La gabbianella e il gatto” di Enzo d’Alò.

  Zorba è “un gatto nero grande e grosso” e vive felicemente in un appartamento ad Amburgo, con un grande balcone. Un bambino si prende coscienziosamente cura di lui, e lui ricambia il suo affetto; ma Zorba è anche un gatto libero, uno dei tanti gatti del porto di Amburgo, amati e rispettati dalla gente del luogo.

   La vita di Zorba però è destinata a cambiare improvvisamente: un giorno, sul balcone in cui abita, atterra una giovane gabbiana stremata. E’ ricoperta di una sostanza nera dal sapore nauseabondo che Zorba non conosce affatto, e sta per morire. Si chiama Kengah, e fino a poco prima volava col suo stormo per raggiungere il luogo dove avrebbe costruito il nido e deposto un  uovo. Dopo un tuffo in mare per catturare una sardina, però, Kengah era rimasta intrappolata da una macchia di petrolio. La legge imponeva ai suoi compagni di non fermarsi per lei… ma con uno sforzo immane lei era riuscita a liberarsi e a volare verso la prima casa che aveva visto. Lì, sul balcone di Zorba, con un ultimissimo sforzo depone il suo uovo. Zorba vorrebbe dare l’allarme ai suoi amici gatti per cercare qualcuno che sa come salvarla, ma lei lo blocca e gli fa fare tre promesse. La prima: non avrebbe mangiato l’uovo. La seconda: se ne sarebbe preso cura. La terza, la più folle: gli avrebbe insegnato a volare. Zorba promette e va a chiamare i rinforzi; ma quando i suoi amici arrivano, per Kengah è troppo tardi.

   Zorba è un nobile gatto di porto e tiene fede alle sue promesse, anche se per lui è veramente dura… prima la cova, poi il pulcino che non fa altro che chiamarlo mamma (procurandogli diversi motivi di imbarazzo) e che non vuole mangiare cibo per gatti ma insetti che Zorba deve continuamente cacciare per lui. Inoltre deve difenderlo dagli attacchi di altri gatti poco di buono e da quelli dei ratti.

   Ma non è tipo da arrendersi, Zorba, e anche grazie all’aiuto dei suoi amici il pulcino (che è in realtà una pulcina e viene chiamata Fortunata) cresce sano e forte all’interno di un bazar, al riparo dai pericoli. Fortunata diventa una gabbiana sempre più grande, ma di volare non vuol saperne: lei è convinta di essere un gatto e i gatti non volano.

   Un brutto giorno Mattia, una scimmia crudele che vive nel bazar la mette di fronte alla dura realtà: che si guardi, lei ha due zampe e non quattro, ha le piume e il becco, è un uccello!!! E se per caso non dovesse saperlo, la informa che i gatti SE LI MANGIANO gli uccelli.

   Fortunata è triste e avvilita, si rifiuta di mangiare perché crede che i gatti la vogliano fare ingrassare. Uno dei passi più belli del libro si trova proprio a questo punto.

 Lì lì per scoppiare a piangere, Fortunata gli riferì tutto quello che Mattia le aveva strillato. Zorba le leccò le lacrime e all’improvviso si sentì miagolare come non aveva mai fatto prima: "Sei una gabbiana. Su questo lo scimpanzè ha ragione, ma solo su questo. Ti vogliamo tutti bene, Fortunata. E ti vogliamo bene perché sei una gabbiana, una bella gabbiana. Non ti abbiamo contraddetto quando ti abbiamo sentito stridere che eri un gatto,  perché ci lusinga che tu voglia essere come noi, ma sei diversa e ci piace che tu sia diversa. Non abbiamo potuto aiutare tua madre ma te sì. Ti abbiamo protetta fin da quando sei uscita dall’uovo. Ti abbiamo dato tutto il nostro affetto senza alcuna intenzione di fare di te un gatto. Ti vogliamo gabbiana. Sentiamo che anche tu ci vuoi bene, che siamo i tuoi amici, la tua famiglia, ed è bene che tu sappia che con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie di orgoglio: abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso. E’ molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo. Sei una gabbiana e devi seguire il tuo destino di gabbiana. Devi volare. Quando ci riuscirai, Fortunata, ti assicuro che sarai felice e allora i tuoi sentimenti verso di noi e i nostri verso di te saranno più intensi e più belli, perchè sarà l'affetto tra esseri completamente diversi"  "

   Fortunata però ha paura di volare. I gatti aspettano, sanno che la decisione deve venire da lei. Un giorno rimane rapita davanti alle evoluzioni di alcuni suoi simili e istintivamente apre le ali… un altro giorno, ascolta le storie di un vecchio gatto marinaio che le dice quanto siano importanti i gabbiani durante le tempeste per chi è in mare, perché nessuno vola meglio di loro, e volando verso terra aiutano molte navi a mettersi in salvo… passo dopo passo, la piccola si decide.

   Ma i gatti non riescono a farla volare! Ce la mettono tutta, ma proprio non ce la fanno a insegnarle a volare… allora decidono di infrangere un tabù… decidono che per questa situazione di emergenza bisogna ricorrere all’aiuto di un umano, e per fare questo Zorba potrà miagolare nella lingua degli umani. Ma una sola volta, e con un solo umano. Molti umani vengono presi in considerazione e poi scartati… alla fine, Zorba decide di parlare a un poeta. Non è una persona che sa volare con le ali, dice. Ma sembra proprio che sappia volare con le parole.

   Il poeta ovviamente deve riprendersi dallo shock, ma poi sa dare a Zorba il consiglio giusto: secondo una poesia di Bernardo Atxaga, “I gabbiani”, “il loro piccolo cuore, lo stesso degli equilibristi, per nulla sospira tanto come per quella pioggia sciocca che quasi sempre porta il vento, che quasi sempre porta il sole”… Fortunata avrebbe volato, con l’aiuto della pioggia.

  L’umano e Zorba la portano dunque in cima al campanile più alto di Amburgo… quello della chiesa di San Michele. Queste sono le ultime parole di questo bellissimo libro:

 ”Ora volerai, Fortunata. Respira. Senti la pioggia. E’ acqua. Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama acqua, un altro si chiama vento, un altro ancora si chiama sole e arriva sempre come una ricompensa dopo la pioggia. Senti la pioggia. Apri le ali…”miagolò Zorba.
L
a gabbianella spiegò le ali. I riflettori la inondavano di luce e la pioggia le copriva di perle le piume. L’umano e il gatto la videro sollevare la testa con gli occhi chiusi.

“La pioggia… l’acqua… mi piace!” stridette
“Ora volerai” miagolò Zorba
“Non ti dimenticherò mai. E neppure gli altri gatti” stridette lei già con metà delle zampe fuori dalla balaustra, perché, come dicevano i versi di Atxaga, il suo
piccolo cuore era lo stesso degli equilibristi.
"Vola!" miagolò Zorba allungando una zampa e toccandola appena.

Fortunata scomparve alla vista, e l’umano e il gatto temettero il peggio. Era caduta giù come un sasso. Col fiato sospeso si affacciarono alla balaustra, e allora la videro che batteva le ali sorvolando il parcheggio, e poi seguirono il suo volo in alto della banderuola dorata che corona la singolare bellezza di san Michele.
Fortunata volava solitaria nella notte amburghese. Si allontanava battendo le ali con energia fino a sorvolare le gru del porto, gli alberi delle barche, e subito dopo tornava indietro planando, girando più volte attorno al campanile della chiesa.
“Volo, Zorba! So volare!” strideva euforica dal vasto cielo grigio.
L’umano accarezzò il dorso del gatto.
“Bene, gatto. Ci siamo riusciti” disse sospirando.
“Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante” miagolò Zorba.
“Ah sì? E cosa ha capito?”chiese l’umano.
“Che vola solo chi osa farlo” miagolò Zorba.
“Immagino che adesso tu preferisca rimanere solo. Ti aspetto giù” lo salutò l’umano.
Zorba rimase
a contemplarla finchè non seppe se erano gocce di pioggia o lacrime ad annebbiare i suoi occhi gialli di gatto nero grande e grosso, di gatto buono, di gatto nobile, di gatto di porto."



(sabato, 09 giugno 2007, 21:54)

IL vecchio che leggeva romanzi d'amore
(L. Sepulveda)
  
   Anche questo libro mi è molto caro…perché mi sento molto vicina al protagonista, purtroppo, fin troppo spesso, solo che non leggo romanzi d’amore ma romanzi su animali (che poi sono romanzi d’amore anche quelli, volendo…).
Assomiglia un po’ a “Il vecchio e il mare”, ma mi è piaciuto molto di più… l’autore è Sepulveda, lo stesso di “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, una garanzia secondo me.


   
E’ la storia di un vecchio che vive a El Idillio, un villaggio nei pressi della foresta amazzonica. E’ solitario ed ama leggere, romanzi d’amore appunto, un genere che si è scelto tra tanti e che ha deciso di preferire. Legge molto lentamente, assaporando ogni parola e ragionandoci sopra. Un tempo era stato un colono, poi aveva vissuto per molti anni con gli Shuar, indigeni della foresta Amazzonica, che erano arrivati a considerarlo “come loro, ma non uno di loro”, e del resto anche lui credeva fosse così. (tra l’altro la vita degli indigeni mi sembra descritta molto bene). Purtroppo un giorno un cercatore d’oro aveva sparato a un indigeno suo amico, e lui gli aveva giurato vendetta… anche perché secondo le leggende di quel popolo se un uomo ucciso non viene vendicato non può reincarnarsi e la sua anima è costretta a vagare senza meta. Voleva vendicare il suo amico, appunto, ma si è trovato alle strette e ha dovuto sottrarre il fucile al nemico e usarlo per uccidere il cacciatore d’oro. Purtroppo questa per gli indigeni era una grande vergogna… l’amico non era stato vendicato, a quella maniera! La loro legge prevedeva che i due guerrieri si affrontassero ad armi pari con coraggio con arco e frecce. Se Bolivar lo avesse ucciso con una freccia, tutto sarebbe stato diverso, il curaro avrebbe immortalato per sempre sul volto del guerriero ucciso la sua espressione combattiva, la testa sarebbe stata essiccata come trofeo e l’amico sarebbe stato vendicato...invece ora sul volto del cercatore d’oro c’era solo sofferenza, l’amico non era stato vendicato, e Bolivar aveva infranto una delle leggi più importanti, aveva usato un fucile. Piangendo, gli indigeni erano stati costretti a ripudiarlo. Per questo ora Bolivar, invecchiato, era dovuto tornare tra i bianchi, viveva nella sua capanna e leggeva romanzi d’amore.

   
Fosse stato per lui sarebbe rimasto sempre lì, ma un brutto giorno il fiume portò un’imbarcazione su cui c’era un gringo cacciatore ucciso da un tigrillo. Nella sua bisaccia si trovarono delle piccole pellicce di cucciolo di tigrillo, tanto piccole che non potevano servire a nulla, probabilmente erano solo un trofeo (sai che trofeo…). Secondo Bolivar il gringo aveva semplicemente firmato la sua condanna uccidendo i cuccioli di un tigrillo… ma la gente comincia ad avere paura che questa bestia infame si avvicini al villaggio e il sindaco organizza una spedizione di caccia. Suo malgrado, Bolivar viene messo a capo della spedizione. Lui è contrarissimo, ma il sindaco lo minaccia: la sua capanna si trova sui terreni dello stato e se Bolivar non avesse ucciso il tigrillo il sindaco gliela avrebbe tolta. Il vecchio non poteva fare altrimenti, non aveva un altro posto dove vivere, e il sindaco dal canto suo era tanto insistente perché consapevole del fatto che l’unico in grado di uccidere un tigrillo femmina fuori di sé per la morte dei piccoli era proprio Bolivar.

   
Dunque la spedizione partì, ma tutti gli altri cacciatori erano in espertissimi a confronto col vecchio… dunque vengono presto seminati… rimangono solo Bolivar (l’uomo), la foresta amazzonica (la natura) e il tigrillo femmina (l’animale). Per questo dico che qui assomiglia a “il vecchio e il mare”.

   
Bolivar non capisce le intenzioni del tigrillo… è infuriato e disperato, ma non lo affronta, sembra volerlo attirare in un punto preciso, sempre più nel folto della foresta. Quello che scopre Bolivar è stupefacente: la femmina di tigrillo lo ha attirato dal suo compagno, morente, a causa di uno sparo fatto male dal gringo che aveva ucciso i cuccioli. Bolivar capisce che è uno solo il motivo per cui la femmina lo ha condotto lì. Dunque spara al maschio, per porre fine a tutta quella sofferenza inutile.

   
Per molto tempo la femmina sta vicino al corpo del compagno, lanciando urla strazianti, “forse simili a lamenti umani”. Poi, è pronta. E’ pronta per la triste resa dei conti, per lo scontro finale. Sia lei che Bolivar sono soli e disperati, ma per forza di cose uno solo dovrà sopravvivere. E per forza di cose sarà Bolivar, perché tra le mani ha sempre il dannato fucile.

   
Queste sono le ultime righe del libro:
“Era più grande di quello che aveva pensato vedendola la prima volta. Benché fosse magra, era un animale superbo, bellissimo, un capolavoro di vigore impossibile da riprodurre anche solo col pensiero.
Il vecchio la accarezzò, ignorando il dolore del piede ferito, e pianse di vergogna, sentendosi indegno, umiliato, in nessun caso vincitore di quella battaglia.
Con gli occhi annebbiati di lacrime e dalla pioggia, spinse il corpo dell’animale fino alla riva del fiume, e le acque se lo portarono via, verso l’interno della foresta, fino ai territori mai profanati dall’uomo bianco, fino all’incontro col Rio delle Amazzoni, verso le rapide dove sarebbe stato squarciato da pugnali di pietra, in salvo per sempre dalle bestie indegne.
Gettò subito via con furia la doppietta e la vide affondare senza gloria. Bestia di metallo odiata da tutte le creature.
Antonio Josè Bolivar Proano si tolse la dentiera, l’avvolse nel fazzoletto, e senza smettere di maledire il gringo primo artefice della tragedia, il sindaco, i cercatori d’oro, tutti coloro che corrompevano la verginità della sua Amazzonia, tagliò con un colpo di machete un ramo robusto, e appoggiandosi si avviò verso El Idillio, verso la sua capanna, verso i suoi romanzi, che parlavano d’amore con parole così belle che a volte gli facevano dimenticare la barbarie umana”


by Merly
[felini, libri su animali] hai dei commenti (1)?

(mercoledì, 23 maggio 2007, 18:30)

anime selvagge
ANIME SELVAGGE
   di Steeve Bloom 
    

    Si tratta di un bellissimo libro fotografico. Il titolo è "Anime selvagge" e l'autore è Steve Bloom. I testi sono estremamente ridotti, e ovviamente le fotografie la fanno da padrone... fotografie meravigliose... animali selvatici (non cani e gatti!) colti in atteggiamenti così espressivi e così naturali (nel senso... per niente umanizzati) che ti fanno pensare per forza a quanto sono vicini a noi, e a come possiamo affannarci a negarlo... l'occhio fiero e selvaggio di una tigre... quello dolce e triste di un elefante, che fa scendere quella che indubbiamente è una lacrima... uno scimpanzè che contempla la pioggia... un branco di cavalli selvatici al galoppo, ognuno con un'espressione diversa... stormi di uccelli in volo.. un elefantino che gioca con sua madre... il tutto è corredato da brevi capitoli introduttivi e da citazioni.
    Il primo dei capitoli è a mio avviso splendido.

Sensibilità
 "Ho visto un elefante in uno zoo che sembrava aver perso la coscenza di sè, ridotto a una sorta di involucro svuotato che, quasi folle, ondeggiava avanti e indietro senza tregua in un piccolo spazio rivestito di cemento screpolato. Non emetteva alcun suono ma sicuramente dentro di sè urlava. Ho sentito storie di delfini che gridavano quando venivano straziati dai pescatori e ho visto chiare lacrime scorrere sul muso di un giovane ippopotamo attaccato dai leoni; tutto ciò a riprova che gli animali piangono e che la violenza gratuita non è appannaggio solo di noi uomini. Fortunatamente ho anche visto delfini stanziali seguire la mia barca nell'atlantico, andare, venire e guizzare fuori dall'acqua con palese piacere. Ho osservato elefanti sguazzare felici nel fango. Quando uno gnu femmina, dopo aver generato il suo piccolo, lo vede per la prima volta, nel suo sguardo c'è qualcosa di straordinario che tutti possono percepire. I balzi di una giovane antilope esprimono inequivocabilmente gioia allo stato puro. Sfido chiunque abbia udito il canto delle balene a non esserne rimasto profondamente colpito. L'essenza della natura selvaggia è lo spirito vitale, l'assoluto mistero che da' impulso e guida a tutti gli esseri che hanno un cuore che batte. Riconoscere l'anima in altre creature viventi significa riconoscerne la sensibilità, la capacità di provare sentimenti e di avere consapevolezza di sè. E' troppo facile sottovalutare gli animali soltanto perchè sono anatomicamente diversi dagli uomini o perchè hanno un loro peculire linguaggio. Gli elefanti, per esempio, si esprimono emettendo suoni a bassa frequenza e sono in grado di comunicare fra di loro su lunghe distanze. Chi ha osservato il comportamento degli elefanti non può che confermare l'esistenza, in questi pachidermi, di caratteristiche simili a quelle degli uomini. La questione, molto dibattuta, se con gli animali si debbano applicare gli stessi elementari principi di giustizia e di etica che valgono per gli uomini suscita vivaci discussioni e da' adito a posizioni contrastanti.. In situazioni di guerra, la facoltà di stabilire un rapporto di empatia fra individui appartenenti a opposti schieramenti e di immedesimarsi nell'altro è offuscata dalla rabbia, dalle divisioni e da un forte impulso di prevaricazione. Venuta meno la capacità di ritrovare in fondo all'animo un sentire comune, la violenza prevale senza che si faccia alcun esame di coscienza. Non stupisce quindi che agli animali, così diversi da noi per aspetto e comportamento, non si vogliano riconoscere molti tratti umani. Se, tuttavia, le scimmie antropomorfe agiscono secondo una loro coscienza e hanno una consapevolezza del proprio essere, grazie a tali facoltà si possono ritenere degne di molti dei nostri basilari diritti. Sorge allora il problema di quali altri animali possiedano tali requisiti e del perchè i criteri che noi uomini ci siamo dati dovrebbero essere gli unici validi per decidere il destino di altri esseri viventi. A questo punto, possiamo noi fare distinzioni e determinare chi non sia idoneo a fruire di tali diritti? Quasi tutte le persone che hanno cani e gatti ritengono che i loro animali siano dotati di sensibilità.. In definitiva si tratta di diversi gradi di rapporto: diventa difficile maltrattare un animale al quale abbiamo dato un nome.                                      
E' sempre più evidente che gli animali possiedono grandi facoltà cognitive e questa affermazione si scontra con l'anacronistica idea che essi siano privi di anima e di pensiero cosciente. mentre è indubbio che le attuali conoscenze umane sono soggette a rapide trasformazioni e innovazioni, bisogna ammettere che, anche nel mondo animale, esistono forme di cultura, benchè la loro evoluzione sia molto più lenta. La cultura, intesa come processo di apprendimento e trasmissione di comportamenti agli altri membri di un gruppo, è riconoscibile, ad esempio, fra i macachi, che hanno imparato a lavare le patate dolci e hanno poi trasmesso questa abilità alle generazioni successive. Con un approccio più diretto (ed è qui che arriva il mio contributo di fotografo) la questione si riduce semplicemente a "vedere e credere". Nelle mie fotografie di animali evito ogni interpretazione filosofica e privilegio il mio personale punto di vista. Le mie immagini non hanno intendimenti scientifici e sono soprattutto una lettura estetica delle comuni opinioni che io, come essere umano, riconosco, accetto, e analizzo attraverso il linguaggio fotografico. Dopo tutto noi esseri viventi respiriamo la stessa aria, condividiamo lo stesso pianeta, siamo fatti di atomi e siamo ugualmente dipendenti dalle risorse naturali della Terra e dalla loro salvaguardia. Quando osservo la mano di uno scimpanzè, vedo una mano non diversa dalla mia. Ricordo che sui monti del giappone, in un mattino d'inverno, vidi una scimmia delle nevi che esaminava il proprio braccio. Mi persi insieme a lei a contemplare le sue lunghe ed eleganti dita e le sue unghie perfettamente disegnate, così simili alle vostre e alle mie. E' il riconoscimento di questi dettagli comuni che ci unisce e ci fa ricordare quanto condividiamo. La storia è disseminata di errori giudiziari: esecuzioni di innocenti, silenziose sofferenze inflitte da coloro che si credono in diritto di mantenere i propri privilegi. Nessuno si preoccupa per le angosce di un bambino, se il trauma per cui egli sta soffrendo non va a vantaggio di una certa causa o di un'altra. Analogamente, in merito al modo di trattare gli animali, possiamo sostenere che essi non soffrano come noi, che siano a un livello inferiore al nostro e di conseguenza che il loro benessere sia irrilevante.. Ma se sbagliassimo, se davvero gli animali avessero facoltà cognitive superiori a quelle che pensiamo? In qualità di specie dominante, non è meglio assumere la più alta posizione etica e rivolgersi agli animali con un rispetto consapevole, partendo dal presupposto che siano in grado di condividere con noi vari gradi di sensibilità?riconoscendo dignità agli animali e trattandoli coerentemente, noi diventeremo più comprensivi e disponibili verso il mondo e sicuramente ci sentiremo meglio con noi stessi"
Steve Bloom