chi sono?


Io? Non lo so assolutamente. Una persona molto singolare, una persona che invece di parlare scrive. Una persona che troppe volte non parla. Una persona che troppe volte sta bene solo quando scrive. Una persona da sempre commossa dalla sensibilità degli animali e da ciò che di buono possono trasmettere agli umani. Una persona che vorrebbe dedicare la vita a questo.

cos'è questo blog?

E’ un blog anomalo. In realtà un’antologia, molto più che un diario. Un blog che parla di umani e di animali, e del rapporto che c’è tra loro. Un blog che raccoglie gli incontri che gli uomini hanno avuto con gli animali nella letteratura, nella musica, nella poesia, nelle immagini, nei film. Un blog che, in piccolissima parte, raccoglie anche le storie scritte da me. Ogni suggerimento, ogni commento e ogni critica sono graditissimi!

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Utente: Merly


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Le altezze dell'amore

“Tu vedi questo cane. Era soltanto ieri e io meditavo dimentica della sua presenza accanto a me finchè pensieri su pensieri mi portarono a lacrime su lacrime; quando dal cuscino su cui giacevo, le guance bagnate di pianto, una testina ricciuta come quella d’un fauno sorse dal nulla accanto al mio viso, due occhi grandi d’oro chiaro interrogarono i miei, un orecchio morbido mi accarezzò sulle guance a tergere il mio pianto. sgranai gli occhi al momento, come qualche abitante d’Arcadia, stupito dal dio caprino nei boschi al crepuscolo, ma come quella visione di riccioli mi venne più accanto ad asciugarmi le lacrime, riconobbi Flush, e superai sorpresa e tristezza, ringraziando il dio Pan che, dalle piccole creature, conduce alle altezze d’amore.” Elizabeth Barrett Browning, “Flush or Faunus”

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Crediti

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[for]LT-SL-GdS -FN-BRG
[brushes]Magurno
[image]google

(martedì, 14 agosto 2007, 11:48)

La mia storia



   Una volta un trainer mi rimproverò e mi avvertì che uno di questi giorni mi sarei fatta ammazzare da un cavallo! Ero a 30 cm di spazio chiusa tra il muro e la testa di uno stallone sanguinante, appena picchiato.

   Il trainer aveva appena finito una sessione di doma con un cavallo.
Era uno stalloncino di due anni e mezzo circa, che non si è dato per vinto facilmente. Ogni volta che il trainer lo picchiava e lo sbilanciava facendolo cadere per terra, lui si rialzava in piedi. Non era aggressivo ma cercava di sottrarsi alla sottomissione. E siccome dopo due ore di ferite e sangue continuava a rialzarsi e l'uomo era  stanco ed arrabbiato, la sessione finì con uno sfogo: una serie di bastonate molto, molto pesanti.
Il cavallo, che era sudatissimo e aveva il viso pieno di sangue per una ferita profonda sopra l'occhio, fu lavato con il getto a pressione d'acqua che serve per pulire le incrostazioni delle auto. E, bagnato, fu legato con 30 cm di corda ad un muro. Era stremato, mortificato, stanco, tremava.

   Io sentivo che aveva bisogno di una carezza, una parola, qualcosa di buono.
Mi avvicinai con cautela, molta cautela.
Mi sentivo addosso le sue ferite e la sua mortificazione.
Ad ogni passo mi fermavo e gli chiedevo se potevo farne un altro e gli dicevo che non volevo fargli male.
probabilmente questo lui lo sapeva già. Avevo le lacrime agli occhi e stavo male per lui.
Mi sembrò di capire che lui mi permetteva di avvicinarmi. Era un "Sì" ad ogni passo, ogni tanto un "per favore".
Così mi ritrovai a pochi centimetri da lui e visto che aveva accettato una carezza mi ero avvicinata ancora mettendomi in una posizione pericolosa, ovvero tra lui e il muro.
Io sapevo che non mi avrebbe fatto niente, era come se me lo dicesse.

   Ecco dove il trainer mi informò che rischiavo la vita!
Il cavallo spinse il suo muso verso di me e io gelai di paura...
...appoggiò il suo muso stanco sul mio petto e sospirò.
Siamo rimasti immobili, vicini, a contatto, per pochi, lunghi secondi.

   E forse è lì, a quel cavallo, che ho promesso qualcosa.
Avrei tentato di lottare per lui, per dare un senso a quella sofferenza.
Avrei tentato di lottare contro l'aridità e la cattiveria degli uomini.
Avrei lottato per me e per le mie pazze idee (ero già considerata matta perchè non solo chiaccieravo coi cavalli ma ero anche convita che mi rispondessero!!!!)
Avrei lottato per le mie convinzioni, per i miei sogni... perchè chi non lo fa, in fondo, perde prima di tutto se stesso.
Susanna Li Mandri

   Questo racconto proviene da un opuscolo che è una delle poche cose belle che ho trovato a Fieracavalli. E' stato scritto da una donna straordinaria, che è riuscita, sta riuscendo, a realizzare quel suo nobile sogno. Basta andare su www.theworldofthehorse.it per rendersene conto: si occupa di domare i cavalli in maniera dolce, di insegnare ad altri a farlo e di recuperare cavalli con turbe caratteriali...
   Una donna straordinaria, dicevo, non credo di essere degna nemmeno di farle da ombra.
   Forse un poco, però, ci assomigliamo. Questo racconto mi riempie sempre il cuore di speranza... chissà se un giorno si realizzerà anche il mio, di sogno.