chi sono?


Io? Non lo so assolutamente. Una persona molto singolare, una persona che invece di parlare scrive. Una persona che troppe volte non parla. Una persona che troppe volte sta bene solo quando scrive. Una persona da sempre commossa dalla sensibilità degli animali e da ciò che di buono possono trasmettere agli umani. Una persona che vorrebbe dedicare la vita a questo.

cos'è questo blog?

E’ un blog anomalo. In realtà un’antologia, molto più che un diario. Un blog che parla di umani e di animali, e del rapporto che c’è tra loro. Un blog che raccoglie gli incontri che gli uomini hanno avuto con gli animali nella letteratura, nella musica, nella poesia, nelle immagini, nei film. Un blog che, in piccolissima parte, raccoglie anche le storie scritte da me. Ogni suggerimento, ogni commento e ogni critica sono graditissimi!

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Le altezze dell'amore

“Tu vedi questo cane. Era soltanto ieri e io meditavo dimentica della sua presenza accanto a me finchè pensieri su pensieri mi portarono a lacrime su lacrime; quando dal cuscino su cui giacevo, le guance bagnate di pianto, una testina ricciuta come quella d’un fauno sorse dal nulla accanto al mio viso, due occhi grandi d’oro chiaro interrogarono i miei, un orecchio morbido mi accarezzò sulle guance a tergere il mio pianto. sgranai gli occhi al momento, come qualche abitante d’Arcadia, stupito dal dio caprino nei boschi al crepuscolo, ma come quella visione di riccioli mi venne più accanto ad asciugarmi le lacrime, riconobbi Flush, e superai sorpresa e tristezza, ringraziando il dio Pan che, dalle piccole creature, conduce alle altezze d’amore.” Elizabeth Barrett Browning, “Flush or Faunus”

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(lunedì, 12 novembre 2007, 12:54)

AKITO

(il Figlio dell'Autunno)

Sabato mattina mi sono svegliata presto. Sabato mattina sono tornata a milano.

Ma non era per restarci.

Sabato mattina sono venuta a prenderti.

Non era molto, che ti cercavo, a dire la verità. Ma qualcuno aveva risposto alle mie ricerche scrivendomi semplicemente “ne ho ancora uno”.

Ho telefonato, spinta da non so cosa.
“Sì, maschio. Ha quattro mesi. E' l'ultimo, non lo hanno voluto.”
“Bhè... com'è??”
“Nano.”
“Sì... ho capito, nano, ma il colore?”
“Bho. E' un po' macchiato. Senti se lo vuoi sbrigati che sta crescendo e devo piazzarlo e ci sono altre persone che mi hanno telefonato.”
“... senti, io ho una cagnetta, e la mia coinquilina...”
“Guarda che ame non importa, basta che non me lo riporti.”
Tremavo... la stessa identica telefonata mi aveva portata a Moscardo. Stesse domande... Stesse risposte. Tu non eri Mos, già lo sapevo... ma eri nato sotto la sua stessa cattiva stella.

Continuavo a pensare a te. Rispondevoanche ad altri annunci, ma già la mattina dopo ho telefonato al tuo padrone, volevo venirti a prendere, volevo proprio te. Sentivo che avevi bisogno di me. E non mi importava del viaggio.

Nonostante avessi già capito che ben poco amore ti era stato dato, ho ricevuto una mail con le tue foto. Questo con Mos non era successo... ma io non le ho viste quelle foto... volevo innamorarmi di te... dal vivo. Sapevo che sarebbe successo.

Ben poco amore ti era stato dato, e dubitavo che avessi un nome. Non volevo arrivare impreparata... ho cominciato a tirare fuori nomi maschili tratti da romanzi sugli animali, ma poi ho scartato l'idea... volevo il nome di un bell'albero, ma non mi convincevano... ho cominciato a cercare nomi di piante in lingue diverse, e guardando una lista di nomi giapponesi ho riletto il nome del protagonista maschile dell'unico manga che avessi mai letto. Non ricordavo che avesse un significato tanto bello, quel nome... ma l'ho scartato immediatamente... perchè poi... avrei usato il diminutivo, e sapevo di non essere all'altezza di una cosa del genere. Però ho pensato che non era male un nome che veniva dai cartoni animati e ne ho cercati altri.

Sabato mattina era decisamente autunno... faceva già freddo, e ho ricoperto il trasportino di copertine morbide. Tutto sommato, anche se non stavo più nella pelle, anche il mio stato d'animo era molto in linea con l'autunno.

Finalmente sono arrivata. Il tuo padrone mi ha riconosciuta immediatamente, e mi ha detto che eri in macchina...ha aperto il cofano posteriore e per un secondo, ma solo per un secondo, giuro che ho visto Moscardo... è durato pochissimo però... perchè non c'era Mos lì dentro... c'eri tu. In una scatola di cartone, aperta. Ed eri diverso da Mos... tanto quanto l'autunno è diverso dalla primavera. Se fossi stato Moscardo saresti corso via in mezzo alle macchine... sono rimasta incantata dallo splendido, prezioso arabesco di colori confusi e autunnali del tuo mantello di seta... e sono rimasta paralizzata dai tuoi piccoli occhietti nerissimi, in cui si leggeva solo paura. Una paura agghiacciante.

Tu e Altair siete usciti da un cofano di una macchina la priva volta che vi ho visti. Tutti e due avevate gli stessi occhi. Keanu Reeves, in un film che mi ha fatto vedere Maria quest'estate, diceva che lassù hanno un pessimo senso dell'umorismo...

Mentre ti guardavo senza avere nemmeno il coraggio di toccarti, il tuo padrone mi ha raccontato la tua storia. Moscardo era stato milioni di volte più fortunato di te... davvero non potevo immaginare che qualcuno che vivesse in un posto come quello da cui vieni potesse PROGETTARE di avere una cucciolata... e parlare tranquillamente del fatto che vivevi perennemente in gabbia, in un giardino dove stavano i cani da caccia di suo padre cacciatore.
“Ha paura dei cani?” ho chiesto.
“No, no. Comunque guarda che per lui ho ricevuto almeno una decina di telefonate.”
Ti porto via, ho pensato. Vieni via con me. Altair non ti farà paura. E gli altri non li vedrai mai.

Ho chiesto se il tuo padrone aveva ancora con sé la tua mamma per sapere se aveva intenzione di sterilizzarla... no, la tua mamma era stata adottata da una persona che voleva due femmine. Ha preso tua sorella e tua mamma. Il tuo padrone aveva solo te, il tuo papà, e un altro maschio. Menomale, ho pensato. Finchè mi ha detto che ne voleva comprare presto un'altra, che la trovava a un prezzo basso a una fiera, più bella e più giovane.

Sono sempre stata contraria al commercio ma mi sono sentita un verme a prendere un cucciolo da qualcuno che voleva fare altre cucciolate in un posto, quello sì, davvero pericoloso. Ma non ho avuto il coraggio di dire niente... ti volevo con me. E poi se volevo un coniglio dovevo arrangiarmi così...se non volevo comprarlo.

“Guarda che è selvatico. Non stare a toccarlo più di tanto”.
“va bene” sé.

Sei tanto diverso da Moscardo... hai paura, oh sì, una gran paura... hai battuto i piedoni nel trasportino, più di una volta... ma quando ti tranquillizzavimi guardavi. Cosa vedevi? Non so leggere in tutto quel nero, non capisco ancora i tuoi occhi. Mi regaleranno occhiate di beffa, di sfida o di rivincita come quelle del tuo predecessore o resteranno sempre... sempre impauriti? Vedrò solo diverse sfumature di paura, in tutto quel color ebano incantevole? Tranquillo, piccolino. Sei con me. Mentre ti guardavo,mi tornava prepotentemente in mente il nome del fumetto. Era il tuo, ora.

A casa eri terrorizzato... ho ripulito la gabbia dal fondo verde acceso di Moscardo, ho messo la sua razione di fieno serale e ti ho delicatamente accompagnato dentro. Mangiavi... per fortuna mangiavi. No, perchè non conosco la tua precedente alimentazione, devo andarci piano con la verdura...quando ho chiesto, il tuo padrone mi ha risposto semplicemente: “di tutto”.L'ho chiusa lì.

Non sei uscito dalla gabbietta per tutto il giorno, tutta la notte e tutta la mattina di domenica. Tutto sommato era una buona cosa che avessi capito che quella era la tua casa sicura... ma mi piangevai il cuore vederti costretto a stare in gabbia, in una gabbia aperta, convinto dfi non poter uscire. Però mangiavi. Avevo una gran paura, perchè non spallinavi...poi, lentamente, mi sono accorta che spallinavi, eccome. Quando non ti vedevo. E nascondevi tutto seppellendolo nella lettiera con cura, come fanno i gatti. Volevi nascondere il tuo odore?

Ti avevo messo un collare con campanellino. Aveva salvato Mos da molte situazioni, e soprattutto mi aveva permesso sempre di trovarlo quando trovava un'impossibile nascondiglio. A te non servirà, mi dicevo. Ma non si sa mai. E' stato bello addormentarmi cullata da quel suono... diverso dal campanellino di Mos, ma simile.

Domenica pomeriggio... non ne potevo più di vederti lì dentro. La gabbia era aperta, tu ogni tanto coraggiosamente spingevi il collo in fuori, ma mai tanto da uscire. Sembrava che sapessi che tutto quello che stava fuori ti era stato negato. Invece no... invece era tutto tuo, c'era il tubo di Moscardo, alcune scatole di cartone...la sedia, la sedia rovinata, apposta per te. Njon volevo forzare i tempi, ma Moscardo era tanto diverso!!! ti ho preso delicatamente e ti ho messo sulle mie ginocchia... ho cominciato a coccolarti... piano piano dietro alle tue orecchiette tanto piccole e diritte... e tu hai cominciato a strofinare i denti. Ti aveva mai accarezzato nessuno?

Quando hai voluto scendere ti ho lasciato fare. Ero convinta che tu saresti tornato subito in gabbia... e invece eccoti... piccolo piccolo, piano piano, muovere i tuoi primi scivolosi passi sul mio pavimento tanto innaturale... e li facevi tutto allungato, guardandomi ad ogni movimento minimo, come a chiedermi il permesso. E li facevi verso il tubo. Ti piace? Dopo un po' ti sei punto con la scopa e sei scappato via, ma poi sei diventato quasi spavaldo... hai già trovato i tuoi nascondigli, le tue tane, hai già corso nel tubo (sì, però scusa, in quel tubo si corre per il lungo, non sei mica un criceto XD), hai già giocato col cartone e marcato col mento ogni cosa. E ti piacciono le coccole... so che devo partire da zero, per ottenere la tua fiducia... ma so anche che potrò arrivare a sei milioni. E so che non sei così tanto selvatico, solo un cucciolo bisognoso d'affetto.

Ieri sera ti ho fatto conoscere Altair. Dovevate conoscervi per forza... vivete nella stessa stanza. Ei è un po' gelosa, ma non preoccuparti, i dispetti li fa solo a me... ha mangiato il piùmone, rovesciato il cestino e mi ha guardato con occhi gelosissimi quando ti coccolavo. Ma ce l'ha con me, non con te. Non preoccuparti, con lei sei al sicuro.Lei non ti ha fatto paura... vi siete annusati accuratamente e poi lei ti ha leccato, come ha fatto tante volte con Moscardo. Ti ha accettato. Ero contentissima.

Ma ancora non immaginavo. A un certo punto hai avuto paura e sei corso in gabbietta. Prima che me ne rendessi conto,ma dopo il tuo spavento, Altair ha abbaiato. Non lo aveva MAI fatto. Neanche in canile. Era ancora sul letto, ma tutta rivolta verso la porta. Dietro il cancello, dietro la porta chiusa a chiave, stava passando Sam, al guinzaglio, dopo la passeggiata. Non avrei mai creduto che Altair avesse capito così perfettamente cosa era successo a Moscardo... Ti ha difeso, piccolo mio.

Ora... non preoccuparti, gioca, la stanza è tua. Sei con noi e non devi più temere gabbie, né cani. Sei dei nostri e non faremo che difenderti, tesoro mio, e non ce ne importa, non ci importa più di chi non ha creduto in noi, in chi non ci ha voluti, tutti e tre, perchè ormai siamo insieme... mio piccolo Akito, Figlio Dell'Autunno. Per gli amici Aki, scritto con la i, mai con la y.

 

Scritto il 22 ottobre. Per Akito.



(venerdì, 26 ottobre 2007, 10:01)

MOSCARDO

il cuore di un coniglio


Moscardo è entrato nella mia vita come un fulmine a ciel sereno, ed ha portato la primavera. Sinceramente non ricordo nemmeno perchè mi fosse venuto in mente di prendere un coniglio. Avevo fatto da pet sitter a un coniglio, anni prima, ma non me ne ricordavo al momento di quella scelta. E il ricordo dei conigli di mio nonno era ormai troppo lontano... tutto sommato mi piace pensare che sia stato proprio Moscardo a dominare la mia mente e farmi prendere questa decisione a distanza, con la forza del pensiero... no, non sto vaneggiando. E' una cosa che ha fatto molte, molte volte sucessivamente.


So solo che volevo un altro animaletto oltre ad Akela, e non ricordo affatto come la decisione sia caduta proprio su un coniglio. Ma così è stato. Per aggirare il rifuto sicuro dei miei ho finto di interessami molto ai serpenti. E' stato buffo vedere quanto loro, che i miei animali non potevano sopportarli, alla fine mi hanno implorata di prendere un coniglietto.

Non era un momento propizio che sarebbe durato molto, e lo sapevo. Inoltre avevo già Akela, un bel cane grosso. Non avrebbe fatto mai niente al coniglio, lo sapevo, ma non volevo che il nuovo venuto potesse spaventarsi, così ho pensato di prendere un cucciolo per abituarlo meglio. I padroni di Moscardo hanno avuto il solo merito di essere stati i primi a rispondere al mio annuncio "ADOTTO CONIGLIO NANO". Una buona quarantina di persone mi avrebbe scritto in seguito, e mi avrebbe contattata perfino un allevamento. Ma non lo sapevo. E comunque avrebbe avuto ben poca importanza.

"Com'è?"

"Nano" aveva risposto una voce fredda.

"Sì, ho capito, ma com'è?"

"Uno è nero. L'altro, un po' macchiato."

"Ah...senti, ho un cane... ma..."

"Non importa, basta che se lo prendi non me lo riporti"

"Ok"

"Sì, ma guarda che te lo devi venire a prendere perchè stanno crescendo in fretta e qui non possono stare."

"Ma vengo anche lunedì. Non preoccuparti, uno lo prendo di sicuro."

Quanta freddezza, pensavo. Ma mi ero documentata bene su internet...avrei offerto una vita meravigliosa al piccolino!!!

Davano Dumbo in TV quel sabato sera. Lo ho rivisto con piacere e mi identificavo anche un po'. Però speravo che il mio nuovo coniglietto non avesse avuto le orecchie enormi... e se possibile anche il pelo lungo. Adoravo i conigli veri, quelli artefatti non mi piacevano.

Dopo un viaggio estenuante, ecco Moscardo e sua sorella. Arieti. Pelo lungo. Mi hanno spiegato che erano stati un incidente. I genitori stavano in gabbie divise e uscivano a orari rigorosamente separati...

Dunque, questo sapevo di Moscardo: era un incidente, era un po' macchiato, era molto più intraprendente della sorella (per questo ho scelto lui) ed era il coniglio peluscioso che non volevo avere. Bhè, erano tutte balle.


Moscardo non era un incidente. La sua nascita era stato un miracolo, come lo è la nascita do ogni essere vivente. Non aveva certo diritto alla vita meno degli altri perchè non era stato voluto. Amava la vita svisceratamente, ed era stato lui a voler nascere. O almeno, questo è quello che penso io. E, parola mia, non ho mai visto un incidente tanto bello.


Moscardo non era un po' macchiato. Quella splendida pelliccia color caffèlatte, bianca e beige, era un misto preziosissimo di tessuti meravigliosi... la sua pancia era d'angora, la sua schiena di seta purissima, le orecchie di velluto. Ho amato quella pelliccia, e anche quelle orecchie innaturali.


Moscardo non era solo intraprendente... era sfacciato, prepotente, curiosissimo, splendidamente testardo. Aveva un carattere grandioso e importante, che conquistava a tal punto da farmi credere che mi muovesse il cervello come un burattinaio con le marionette. E non solo a me. Mia madre una volta ha minacciato di sbattere fuori il cane perchè aveva trovato una grande quantità di peli bianchi in giro. Il mio cane era completamente nero. Moscardo ti conquistava, e ti fregava. Ma era tanto bello essere conquistati da lui!!!


Moscardo non era affatto peluscioso. Per niente. Era un coniglio al mille per cento, fiero e selvaggio. Era grandioso e intelligentissimo: più volte ho pensato che se mi fosse scappato di casa avrebbe senz'altro fondato una conigliera tutta sua e sarebbe sopravvissuto benissimo.


Anche nel momento in cui lo ho portato a casa... un po' lo intuivo, o forse me lo stava già trasmettendo telepaticamente. E così ho deciso che, siccome il destino mi aveva assegnato un cane col nome del capo dei lupi de "Il libro della giungla", avrei avuto un coniglio col nome del capo dei conigli del libro "La collina dei conigli", bellissimo ricordo d'infanzia.


Mentre facevo questi pensieri esaltatissimi un ragazzo che stava seduto di fianco a me in pullman mi ha chiesto che diavolo ci fosse in quel trasportino.

Moscardo mi ha insegnato subito a non badare alle apparenze.


"Signorina, ha preso una cavia?che carina!"

"Bello, questo gattino!"

"Miaaaaao"

"Un coniglio? Sta scherzando, vero?"

"Cucciolo! Cucciolo piccolo piccolo, cucciolo bello!!!"

"Signorina, a casa sua sono arrivati i topi. Ieri ne ho visto uno enorme, stranissimo, col pelo lungo e tutto macchiato."

Ma Mosk era un coniglio a tutti gli effetti, un CAPO coniglio, e lo sapeva. A lui non importava quello che pensava o diceva la gente. A lui non importava nemmeno che io lo considerassi un gremlin. Moscardo mi ha insegnato a non dar retta a quello che dice la gente.


Probabilmente, il mio dolce Akela ha capito sin dal primo giorno con chi aveva realmente a che fare. A sera lui, così grosso, è scappato in un angolo, perchè  un coniglio nano di due mesi soffiando e ringhiando dichiarava di essersi impossessato delle sue crocchette. E' stato così che il capo dei conigli ha sottomesso il capo dei lupi.

Moscardo mi ha insegnato l'amicizia. Mi ha insegnato che l'amicizia non può avere limiti. Se ne infischiava, dei limiti, l'amicizia. Non solo di quegli odiosi limiti umani che ci siamo inventati credendo di essere gli dei della terra... no, l'amicizia poteva vincere anche i limiti che la natura stessa imponeva. Moscardo mi ha insegnato che l'amicizia, quando è forte, è più forte della natura. Moscardo era capace di donare amicizia senza limiti. Io sapevo bene che Akela non avrebbe mai nemmeno osato pensare di sfiorarlo, per amor mio, ma mai e poi mai  mi sarei aspettata di assistere ad un'amicizia tanto forte, tanto stretta tra i miei due tesori... Moscardo era in grado di dire ad Akela dove scavare, e Akela gli obbediva volentieri, vincendo con facilità la sua irrefrenabile paura, che lo aveva da sempre incatenato impedendogli di avere iniziative proprie per paura di essere rimproverato o picchiato. Moscardo lo faceva fuggire per prendersi il posto più comodo. Moscardo giocava con lui. Moscardo lo usava come scala, convincendolo a spostarsi nel punto esatto che desiderava lui, per raggiungere i posti più alti e attuare i suoi piani malefici di appropriazione inebita di cibo. Ma Moscardo lo difendeva. Se Aky cercava di fare amicizia con qualche gatto e quest'ultimo gli soffiava, il cane scappava terrorizzato, ma arrivava subito Moscardo che soffiava fortissimo al gatto, e lo faceva scappare. Inoltre, Akela accettava senza paura la presenza di molti umani vicina, se solo c'era Mos con lui. Accidenti... quei due erano amici sul serio.


Moscardo mi ha insegnato ad amare di più i miei simili. Per il benessere del mio coniglietto ho cominciato a frequentare un forum... per avere informazioni su come tenerlo al meglio. A questo forum devo praticamente quasi tutto l'affetto che provo ora per gli altri umani. Ero sempre stata una persona solitaria e selvatica, e dopo ripetuti tentativi di amicizie che finivano sempre nel peggiore dei modi mi ero abituata ad esserlo, mi ero accettata com'ero. Moscardo mi ha immediatamente insegnato a non farlo. Mi ha fatto conoscere persone con un tipo di sensibiltà simile al mio... Mosk mi ha fatto conoscere persone che valeva davvero la pena conoscere. Moscardo mi ha fatto trovare degli amici.


Intanto, Moscardo mi insegnava quanto era preziosa e splendente, e degna di ogni sacrificio, l'amicizia di un coniglio. Già... Lui non era un criceto, ma nemmeno un cane. Non mi obbediva in nome di una mia presunta autorità, non faceva cose particolari per farmi piacere. Moscardo mi osservava dal suo punto di vista. Dal basso, verrebbe da dire, e invece è più corrispondente alla realtà dire "dall'alto". Moscardo decideva quando e come essere mio amico. Moscardo ha deciso di leccarmi solo quando lo ha voluto, di darmi quelle simpatiche musatine solo quando lo desiderava, e mai, mai nemmeno una volta quando lo desideravo io. La sua amicizia era un dono preziosissimo e nascosto, che non si poteva comprare con nessun espediente; tuttavia, spesso gli andava di essere mio amico, e allora ogni suo dono per me acquisiva un'importanza tutta particolare, perchè lui aveva deciso spontaneamente di regalarmi qualcosa di molto prezioso, di farmi vedere un lato del suo cuore che nessun altro oltre me avrebbe visto. Adoravo Moscardo per questo.


Il cuore di un coniglio non è simile a quello di un criceto, non è simile a quello di un cane. Il cuore di un coniglio è qualcosa che pochi riescono a vedere, pochissimi a interpretare, ancor meno persone a raggiungere, e, se accade, accade per pochi istanti. Il cuore di un coniglio è simile a quello di un cavallo. Un cavallo puoi picchiarlo e sarà tuo schiavo. Ma mai, mai ti farà vedere il suo splendido cuore in questo caso. Un cavallo ti mostrerà il tuo cuore e  forse  te lo donerà senza riserve, ma solo se te lo meriterai ampiamente, solo se sarà sicuro di consegnarlo nelle mani giuste, o meglio, solo se capirà che il tuo cuore si merita il suo... in poche parole, potrai vedere il cuore di un cavallo solo se te lo meriterai ampiamente e sarai sulla sua lunghezza d'onda. Così è il cuore di un coniglio. Un coniglio all'inizio non ti da' nulla... ma se con un processo lento e graduale gli dimostrerai la tua autentica amicizia, quando ti ritroverai lungo la sua stessa lunghezza d'onda, il coniglio ti farà un regalo che viene direttamente dal suo cuore. Che sia una leccata, una musata o una richiesta di venire in braccio, saprai perfettamente quanto sarà importante perchè avrai sudato per guadagnartela... ma quando sarete sulla stessa lunghezza d'onda sul serio, anche se per pochi magici momenti, il coniglio ti regalerà una fetta ancora più importante del suo cuore. E così andrete avanti piano piano, in un crescendo di amore autentico. Perchè il cuore di un coniglio... non finisce mai.


La maggior parte delle persone non potrà mai capirlo, dal momento che l'amicizia che lega gli umani ai cani e perfino ai gatti è molto meno complessa, più vistosa e in un certo senso anche più scontata. Ma ai conigli questo non importerà mai... sanno che il loro cuore vale quanto quello di ogni altro animale.


Moscardo mi ha insegnato quanto sa amare un coniglio il giorno in cui è morto Akela. Le persone... hanno diversi modi di reagire a un grande dolore. Io sono una di quelle che prendono immediatamente un altro cane... non per colmare un vuoto che mai si colmerà, solo per dare un po' più di senso alla vita, tanto da avere un motivo per andare avanti e non restare indietro, con chi è morto... Moscardo no, lui era una persona di tutt'altro tipo, una di quelle che hanno bisogno di tempo per abituarsi, Mi ha tenuto il muso per giorni, perchè in casa c'era un cane diverso dal suo amico. E per giorni, Moscardo ha cercato il suo Akela.


Moscardo mi ha insegnato cos'è il cuore di un coniglio... e, un poco, anche come funziona quello degli umani. Moscardo mi ha insegnato a capire meglio il cuore degli umani. e mi ha spinto a non accontentarmi di amicizie "virtuali". Mi ha spinto a incontrare diverse persone fantastiche. E poi mi ha spinto a venire qui. In questo paesino.


Ma qui... qui purtroppo è finito tutto. A causa di una mia imperdonabile disattenzione, Moscardo è volato via lontano, veloce come una stella cadente, che invece di cadere torna in cielo.


Mentre Moscardo mi lasciava... e anche dopo, mentre lo piangevo... ero circondata da amici ed amiche. Che non hanno detto cose orrende come "quante storie per un coniglio" o "in fondo era solo un coniglio". Non lo avrei mai detto. Non avrei mai creduto che un giorno mi sarei sentita circondata da amici umani. Tutto questo lo devo a lui, a Moscardo... non smetterò mai di ringraziarlo, ma non avrei mai e poi mai pagato un prezzo così alto, la sua vita era preziosa, e lui mi manca, mi manca davvero tanto, anche se non sono più sola.


Moscardo era tanto diverso da me ed Akela... Noi eravamo cupi, malinconici e non ci fidavamo di nessuno. Mos invece era limpido come la primavera, chiaro e splendente, felice di vivere come nessuno e si fidava troppo di tutti. Troppo, fino all'ultimo. Non ho mai visto nessuno felice di vivere come era lui. Mai... le sue continue corse, quell'unica primavera passata in giardino tra i fiori, le sue sfide, i suoi capricci, i suoi salti portentosi... Tutte queste cose erano espressioni di una gioia pura che sgorgava dal suo cuore come una sorgente... se avessi potuto scegliere avrei voluto che sopravvivesse lui a noi due.


Il Moscardo che ho visto per poco più di un anno e mezzo ora riposa sotto una splendida quercia secolare, in fondo a una stradina, dopo un prato di margherite gialle.

Il Moscardo che conoscevo invece spero sia nel migliore dei posti che esistono in cielo, perchè è da là che era venuto. Lo immagino sempre bello come il sole, sempre felice, e sempre in groppa al suo adorato Aky, che ha raggiunto tre mesi e un giorno dopo la sua scomparsa. Mi piace pensarlo così. Spero sempre che mi abbia perdonato. Spero sempre, prego, che questo posto esista, almeno per loro due, per chi come loro due se l'è meritato. Spero sempre di poterli rivedere felici, anche solo per un secondo, insieme, come un tempo.

Arrivederci Mos. Grazie di tutto.