chi sono?


Io? Non lo so assolutamente. Una persona molto singolare, una persona che invece di parlare scrive. Una persona che troppe volte non parla. Una persona che troppe volte sta bene solo quando scrive. Una persona da sempre commossa dalla sensibilità degli animali e da ciò che di buono possono trasmettere agli umani. Una persona che vorrebbe dedicare la vita a questo.

cos'è questo blog?

E’ un blog anomalo. In realtà un’antologia, molto più che un diario. Un blog che parla di umani e di animali, e del rapporto che c’è tra loro. Un blog che raccoglie gli incontri che gli uomini hanno avuto con gli animali nella letteratura, nella musica, nella poesia, nelle immagini, nei film. Un blog che, in piccolissima parte, raccoglie anche le storie scritte da me. Ogni suggerimento, ogni commento e ogni critica sono graditissimi!

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Utente: Merly


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Le altezze dell'amore

“Tu vedi questo cane. Era soltanto ieri e io meditavo dimentica della sua presenza accanto a me finchè pensieri su pensieri mi portarono a lacrime su lacrime; quando dal cuscino su cui giacevo, le guance bagnate di pianto, una testina ricciuta come quella d’un fauno sorse dal nulla accanto al mio viso, due occhi grandi d’oro chiaro interrogarono i miei, un orecchio morbido mi accarezzò sulle guance a tergere il mio pianto. sgranai gli occhi al momento, come qualche abitante d’Arcadia, stupito dal dio caprino nei boschi al crepuscolo, ma come quella visione di riccioli mi venne più accanto ad asciugarmi le lacrime, riconobbi Flush, e superai sorpresa e tristezza, ringraziando il dio Pan che, dalle piccole creature, conduce alle altezze d’amore.” Elizabeth Barrett Browning, “Flush or Faunus”

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Crediti

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(sabato, 23 giugno 2007, 00:37)

La Volpe

volpe01



In quel momento apparve la volpe.

"Buon giorno", disse la volpe.



"Buon giorno", rispose gentilmente il Piccolo
Principe, voltandosi: ma non vide nessuno.



"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo…."



"Chi sei?" domandò il piccolo principe,
" sei molto carino …"



"Sono la volpe", disse la volpe.



" Vieni a giocare con me", disse il Piccolo
Principe.



"Non posso" disse la volpe, "non sono
addomesticata".



"Ah! scusa ", fece il Piccolo Principe.

Ma dopo un m
omento di riflessione
soggiunse:

" Che cosa vuol dire
addomesticare?"



" Non sei di queste parti, tu", disse la volpe
" che cosa cerchi?"



" Cerco gli uomini", disse il Piccolo Principe.
" Che cosa vuol dire addomesticare?"



" Gli uomini" disse la volpe" hanno dei f
ucili e
cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle
galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le
galline?"



"No", disse il Piccolo Principe. " Cerco degli amici.
Che cosa vuol dire addomesticare?"



" E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire
creare dei legami…"



" Creare dei legami?"




" Certo", disse la volpe. " Tu, fino ad ora per me,
 non sei che un ragazzino uguale a centomila
ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu
hai bisogno di me. Io non sono per te che una
volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi
addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro.
Tu sarai per me
unico al mondo, e io sarò per
te unica al mondo."



" Comincio a capire", disse il Piccolo Principe.
" C'è un fiore…. Credo che mi abbia
addomesticato …"



"E' possibile", disse la volpe "capita di tutto
sulla terra …"



"Oh! Non è sulla terra
", disse il Piccolo
Principe.



La volpe sembrò perplessa:

" Su un altro pianeta?"



" Sì "




" Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"



" No"



" Questo mi interessa! E delle galline?"



" No "




" Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe.



Ma la volpe ritornò alla sua idea:

" La mia vita è monotona. Io do la caccia alle
galline, e gli uomini danno la caccia a me .Tutte
 le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si
assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi
addomestichi, la mia vita sarà come illuminata
dal sole. Conoscerò un rumo
re di passi che sarà
diverso da tutti gli altri. Gli altri p
assi mi faranno
nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire
dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi,
 laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non
mangio il pane e il grano, per me, è inutile. I
campi di grano non mi ricordano nulla. E
questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d'oro.
Allora sarà meraviglioso quando mi
avrai
addomesticato. Il grano, che
è
dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore
del vento nel grano…"



La volpe tacque e guardò a lungo il Piccolo
Principe:


" Per favore …..addomesticami", disse.



" Volentieri", rispose il Piccolo Principe,
" ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire
degli amici e da conoscere molte cose".



" Non si conoscono che le cose che si
addomesticano", disse la volpe." gli uomini non
hanno più
tempo per conoscere nulla. Comprano
dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non
esistono mercant
i di amici, gli uomini non hanno
più amici. Se tu vuoi un amico addo
mestic
ami !"



" Che bisogna fare?" domandò il Piccolo Principe.



" Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe.



" In principio tu ti sederai un po' lontano da
me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda
dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono
una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai
sederti un po' più vicino…."



Il Piccolo Principe ritornò l'indomani.



" Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa
ora", disse la volpe.

" Se tu vieni, per esempio, tutti i
pomeriggi,
alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere
felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia
felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò
ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo
della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando,
io non saprò mai a che ora agghindarmi il
cuore… Ci vogliono i riti".



" Che cos'è un rito?" disse il Piccolo Principe.



" Anche questa è una cosa da tempo
dime
nticata", disse la volpe.

" E' quello
che fa un giorno diverso dagli altri
giorni, un'
ora dalle altre ore. C'è un rito, per
esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano
 con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è
 un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla
vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno
qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti,
e non avrei mai vacanza".



Così il Piccolo Principe addomesticò la volpe.

E quando l'ora della partenza fu vicina:



"Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".



" La colpa è tua", disse il Piccolo Principe, "Io
non ti volevo far del male, ma tu hai voluto
che ti addomesticassi…"



" E' vero", disse la volpe.



" Ma piangerai!" disse il Piccolo Principe.

 

" E' certo", disse la volpe.



" Ma allora che ci guadagni?"



" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore
del grano".

soggiunse:

" Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è
unica al mondo".

"Quando ritornerai a dirmi addio
ti regalerò
un segreto".



Il piccolo principe se ne andò a r
ivedere le
rose.

"Voi non siete per niente simili alla mia rosa,
 voi non siete ancora niente" , disse .

" Nessuno vi ha addomesticato e voi non
avete addomesticato nessuno.
Voi siete come era la mia volpe.
Non era che una volpe uguale a centomila
altre.

Ma ne ho fatto
il mio amico e ora per me è
unica al mondo".

E le rose erano a disagio.


" Voi siete belle, ma siete vuote", disse
ancora. " Non si può morire per voi.
Certamente, un qualsiasi passante
crederebbe che la mia rosa vi rassomigli,
ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi,
 perché è lei che ho innaffiato. Perché
è lei che ho messo sotto la campana di vetro.
 Perché è lei che ho riparato col paravento.
Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o
tre per
le farfalle). Perché è lei che ho
ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche
qualche volta tacere. Perché è la mia rosa"

 E ritornò dalla volpe.



" Addio", disse.



"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio
segreto.
E' molto semplice: non si vede bene che col
cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".



" L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il
Piccolo Principe, per ricordarselo.



" E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa
che ha fatto la tua rosa così importante".



"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa…"
suss
urrò il Piccolo Principe per ricordarselo.



" Gli uomini hanno dimenticato questa verità.
Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi
responsabile per sempre di quello che hai
addomesticato. Tu sei responsabile
della tua rosa…"



" Io sono responsabile della mia rosa…." Ripetè il
Piccolo Principe per ricordarselo.

 




A. de Saint Exupery, "Il Piccolo Principe"


   Questo brano è conosciutissimo. E' senz'altro il brano del "Piccolo Principe" che viene maggiormente letto, anche nelle scuole.
   Eppure, ha sempre qualcosa da dirmi. Mi capita di leggerlo davvero spesso, e di rifletterci su parecchio. Dietro a queste semplici parole, a questa banalissima vicenda, ci sono significati profondi che non riesco a comprendere pienamente, se non con il passare degli anni.
   Che cos'è l'amicizia? Che cosa significa "addomesticare" (in italiano il concetto è reso un po' male... in francese apprivoiser sul vocabolario significa "approcciarsi", è detto anche riferito a persone.)? Come nasce
, come continua un legame tanto forte come quello dell'amicizia? Come può l'amicizia spiegare al Piccolo Principe quello che per lui è l'amore, rappresentato dalla rosa? Ci accontentiamo davvero di comprare solo ciò che è già fatto, davvero non sappiamo più dare un valore a un sentimento che cresce giorno dopo giorno come l'amicizia, davvero non abbiamo più riti?  Che cosa ci porta a desiderare così tanto  un legame, se sappiamo già che quello che resterà è soltanto un dolce e nostalgico ricordo nel guardare un campo di grano? Forse desideriamo questo ricordo, forse davvero solo la presenza di un vuoto  "oggetto" che parla in qualche modo soltanto a noi di un grande affetto provato ci fa sentire meno soli...